Una circolare di una direzione del ministero dell'Istruzione inviata agli uffici scolastici regionali per effettuare una ricognizione del numero degli studenti palestinesi in Italia ha sollevato il caos da parte di chi ha ritenuto che si trattasse di una schedatura. Una polemica immediatamente spenta dal ministro Giuseppe Valditara che ha spiegato come, in realtà, fosse stata effettuata solo ed esclusivamente "al fine di avviare delle azioni di supporto, di integrazione, di solidarietà". Polemiche che ha definito "surreali. Voglio subito distinguere tra coloro che hanno legittimamente chiesto in modo costruttivo e con toni pacati dei chiarimenti e coloro che hanno invece addirittura parlato di una schedatura razziale, di razzismo e di fascismo". Poi attacca: "Costoro se la vedranno con la loro coscienza e con l'opinione pubblica. Però sappiano che dichiarazioni di questo stampo, così violente, aggressive e del tutto distorte hanno degli effetti purtroppo". Il ministro, infatti, spiega come abbia ricevuto molte minacce ed insulti, che coinvolgono l'intero ministero, ed è per questo che ha deciso di rispondere con dei dati per mettere a tacere ogni tentativo di distorsione della realtà. E lo ha fatto leggendo le dichiarazioni che lui stesso aveva reso in passato, precisamente il 15 ottobre del 2025, quando diceva "abbiamo accolto i ragazzi ucraini, aiuteremo anche i giovani di Gaza a proseguire il loro percorso di studi, vogliamo investire nell'aiuto ai giovani, agli studenti che hanno perso la loro scuola e che quindi sono impossibilitati a proseguire nel loro percorso di formazione".
Così come il 17 ottobre il ministero aveva proposto azioni che garantissero accoglienza e cooperazione per bambini, ragazzi e giovani adulti provenienti da Gaza. Poi spiega che, per capire quale fosse il modello migliore per garantire accoglienza, è partito da quanto fatto dal governo Draghi con gli studenti ucraini.
Insomma, quella che doveva essere una semplicissima ricognizione, è diventata il pretesto politico per attaccare l'operato di Valditata. L'Unione sindacale di base (Usb Scuola) ha definito la circolare "inaccettabile", con riferimento a "una vera e propria classificazione su base etnica e nazionale all'interno della scuola pubblica".
Secondo la Flc Cgil, invece, il ministero non può chiedere alle scuole "azioni selettive su base etnica".
Secondo la comunità palestinese campana "è una pratica gravissima, inaccettabile e pericolosa, non solo nei confronti del nostro popolo, ma contro ogni forma di libertà costituzionale e democratica. Gli studenti palestinesi non sono numeri, non sono categorie da monitorare, non sono un problema da mappare e identificare. Sono persone, con diritti, dignità e bisogno di protezione".
Ma non c'è nulla di strano (sarebbe anomalo il contrario) nella volontà da parte del ministero di essere a conoscenza di dati che
sono perfettamente inerenti, oltre che necessari allo svolgimento del proprio ruolo. Non si tratta di classificare, ma di conoscere nel merito ciò su cui poi si deve costruire un sistema di accoglienza scolastico e non solo.