È morto un tipico italiano atipico. Anzi perfettamente italiano. Ci dividiamo tutti in anti italiani e arci italiani e lui era un po' di tutte e due le cose. Prima di conoscerlo avevo sentito tutti gli sfoghi e le battutacce che il presidente Francesco Cossiga gli dedicava: "Siamo l'unico paese al mondo che ha uno psichiatra come ministro dell'Economia che avrebbe bisogno dello psichiatra". Ma come accade spesso fra italiani, i due si amavano vociando e soverchiandosi con la parola. Cirino Pomicino era un democristiano progressista vagamente di sinistra, come Francesco Cossiga, almeno fino al momento in cui Cossiga non cominciò a "togliersi i sassi dalle scarpe".
Lo andai a intervistare per Repubblica e facemmo amicizia. Ma aveva un cuore molto malato dopo un infarto, ed era in partenza per Londra per ricevere il trapianto che poi gli ha permesso di arrivare a 86 anni con spavalderia e grazie a una moglie che lo ha sostenuto con amore. Il suo rapporto con Cossiga si ruppe quando l'Italia, allora come oggi, vedeva una sorta di guerra civile mentale dilatarsi su un intero fronte che vedeva il Presidente della Repubblica marchiato come pazzo bipolare. Depresso, isterico e per questo meritevole di essere estratto dal Quirinale con un'ambulanza e sostituito da un comitato di saggi con barbe bianche. Oggi è difficilissimo riprodurre i sentimenti, passioni odi e rancori a cavallo del secolo e del millennio. Cirino Pomicino era l'occhio di molti cicloni e fu investito dagli scandali dell'inchiesta Mani pulite e dall'ondata giustizialista che portò un gruppo di giudici a schierarsi in aperta ribellione contro il Parlamento. Fu allora che prese coraggio quella parte della magistratura che si era legata al dito tutti i partiti salvo il Partito comunista, e Cirino Pomicino passò i suoi guai, in quota democristiana. E gli venne un infarto. Restò fra la vita e la morte alcuni mesi e lo andavo a trovare perché mi voleva dettare tutti gli appunti delle sue memorie. Quando gli dissi che non avevo il tempo materiale. Era un riformista, un rivoluzionario napoletano, un oratore senza freni e faceva parte dei governi Andreotti come economista benché Pomicino fosse un medico psichiatra. Andai spesso a trovarlo a Londra per dirgli che non avevo assolutamente il tempo di scrivere il libro che voleva a tutti i costi dettarmi e dunque i nostri rapporti personali (Cirino aveva il dono del narratore ed era un battutista caustico) si interruppero perché era un uomo con cui non erano ammesse mezze misure: o stavi con lui o contro di lui. È stato molto chiacchierato perché la spesa pubblica per il mezzogiorno gli era stata affidata da Andreotti e si sa che quando uno maneggia soldi pubblici raramente attira simpatie, salvo chi aspetta quei soldi.
Prima autorità democristiana della funzione pubblica e del bilancio e faceva parte organica della corrente di Andreotti che si chiamava Primavera e in cui militava anche Salvo Lima, numero due del "Divo" che fu assassinato per sbarrargli la via del Quirinale.
Come andreottiano nel film "Il Divo" di Sorrentino, Paolo Cirino Pomicino (che nel film non si piacque) è interpretato dall'attore Carlo Buccirosso che lo raffigura come un vecchio portaborse trafficone, impiccione. Buccirosso ha vinto un David di Donatello per La grande Bellezza e Noi e la Giulia. Raramente il cinema è in grado di riprodurre in modo credibile i personaggi politici, ma questo è un altro discorso.