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L'ultimo sfregio del Pd. No al minuto di silenzio per la morte di Bossi: "Era solo un razzista"

A Palazzo Marino il dem Albiani si dissocia dall'omaggio dell'aula, mentre in un municipio negato il tributo al Senatùr che anche Mattarella aveva omaggiato

L'ultimo sfregio del Pd. No al minuto di silenzio per la morte di Bossi: "Era solo un razzista"
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Chissà se ieri a Milano in consiglio comunale e poi nel consiglio di Zona 3 chi ha sollevato una gazzarra indegna e ha impedito che si salutasse con un minuto di silenzio l'avventura terrena di Umberto Bossi (nella foto) si è reso conto quanto miserabile possa essere la politica quando si ammanta di ideologia? Chissà se si è reso conto che il senatore, il Ministro delle Repubblica, l'uomo da cui si poteva anche essere politicamente agli antipodi, ha comunque segnato una stagione fondamentale per il nostro Paese? E ancora. Chissà se ha capito che chi fa politica e sta nelle istituzioni anche se su sponde avverse, negando l'"onore delle armi" al senatur ha nello stesso preciso momento mancato di rispetto anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che Bossi l'ho ha salutato come andava fatto e cioè da uomo di Stato. E invece è successo.

I fatti. L'aula del Consiglio comunale di Milano nel Tardo pomeriggio ricorda con un minuto di silenzio il fondatore della Lega scomparso a 84 anni la settimana scorsa, che nella sua carriera politica è stato anche consigliere comunale. Sembra più che un atto dovuto. E invece no. Subito dopo il ricordo della vice presidente dell'aula Roberta Osculati e l'intervento del capogruppo leghista Alessandro Verri, prende la parola Michele Albiani, consigliere del Pd che partecipa al minuto di silenzio e commemora il senatur a modo suo: "Bossi sdoganò l'odio- attacca -. Chiedo scusa ai cittadini milanesi, abbiamo appena fatto un minuto di silenzio per una persona che ha sdoganato l'odio per chi non è del nord. Io, la mia famiglia, molti milanesi abbiamo vissuto quel razzismo".

Scoppia il finimondo. Dai banchi dell'opposizione si alzano le urla di protesta dei leghisti e non solo dei leghisti, qualcuno grida "vergogna" e la seduta viene sospesa. Albiani, interrotto, ci riprova, viene fermato di nuovo e, riprendendo una delle litanie più care ai compagni in questi tempi, si congeda tirando in ballo i "metodi fascisti".

Che sarebbero poi gli stessi però che qualche ora dopo i suo compagni applicano, con gli interessi, nel Municipio di Zona 3 dove il minuto di silenzio per ricordare il senatore non viene proprio concesso. Umberto Bossi non merita, non è degno di nessun omaggio, nessun momento di raccoglimento in un Municipio della città di Milano, luogo delle istituzioni, di rappresentanza di governo e del Comune e che dovrebbe avvicinare l'amministrazione ai cittadini. Tutti, senza distinzione. "Quanto accaduto in Municipio 3 è grave e inaccettabile. Un gesto che non è solo una scelta politica, ma un atto oltraggioso nei confronti delle istituzioni e della storia democratica del nostro Paese" commentano Samuele Piscina, consigliere comunale e segretario provinciale della Lega e Davide Rampi, consigliere e capogruppo in Municipio 3.

"Bossi è stato un protagonista indiscusso della vita politica italiana, un uomo che ha saputo interpretare e rappresentare le istanze di milioni di cittadini, in particolare del Nord. Negargli un momento di raccoglimento è un segnale di chiusura e di totale mancanza di rispetto". Parole che dovrebbero far riflettere chi oggi, per puro pregiudizio ideologico, sceglie di voltarsi dall'altra parte.

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