A Bruxelles la "maggioranza Ursula" non esiste praticamente più: il baricentro dell'Unione europea si è spostato, decentrandosi e andando a formare la "maggioranza Giorgia". L'Italia, infatti, da quando a Palazzo Chigi si è insediata Giorgia Meloni, ha saputo conquistare il ruolo che le spetta, non più sparring partner ma leader della frangia di Paesi che vogliono un'Unione europea proattiva. La postura italiana sulle politiche migratorie non è cambiata negli ultimi anni, come dimostra anche l'ultimo incontro che si è tenuto ieri a Bruxelles, ospitato dal premier italiano Meloni con i primi ministri danese, Mette Frederiksen, e olandese, Rob Jetten. Presenti i leader di: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia, Polonia, Lettonia, Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria, insieme a rappresentanti della Commissione europea, inclusa Ursula von der Leyen. Quindici Paesi più l'Italia su un totale di 27 componenti dell'Ue, un blocco di maggioranza che, anche sui migranti, guarda al nostro Paese come esempio.
Infatti, per quanto i giudici italiani continuino a provare di vanificare gli sforzi del governo di gestire le politiche migratorie attraverso il patto Italia-Albania, in Europa quel sistema piace e gli altri Paesi cercano di prendere spunto per replicare il "modello Italia" nell'ottica di "soluzioni innovative" per la gestione dei flussi, anche in funzione del nuovo patto per le migrazioni dell'Ue.
La lista dei Paesi di origine sicura stilata a livello europeo è la chiave di funzionamento del sistema che l'Italia propone da anni ma nel nostro Paese continua a essere osteggiato ideologicamente dalle toghe.
Ovviamente, durante l'incontro si è parlato del conflitto mediorientale e del sostegno alle popolazioni colpite dalla guerra che sta martoriando quella parte di pianeta, che si ripercuote inevitabilmente sui flussi in ingresso, per coordinare i quali serve organizzarsi a livello unitario per evitare una crisi simile a quella del 2015.
Il premier italiano ha anche indicato ai colleghi il nuovo filone del lavoro delle prossime assemblee, a partire dall'International Migration Review Forum di New York e dalla riunione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa di Chisinau, che si terranno entrambi a maggio. I grandi assenti dell'incontro sono stati la Francia e la Spagna, segno che la vecchia politica europea è ormai in minoranza.