La "professoressa" aveva un dono assai raro: sapeva essere regina dei talk show con garbo, senza urlare. Non interrompeva nessuno e ascoltava. Roba d'altri tempi. Poi soppesava le parole e diceva la sua, educata, pungente, di contenuto. Così Maria Rita Parsi, 78 anni, è apparsa anche nella sua ultima ospitata in tv di pochi giorni fa, il 31 gennaio, a "Storie al Bivio", il programma condotto da Monica Setta. Poncho fucsia e arancio, è intervenuta sulla tragedia di Anguillara, dopo il suicidio dei genitori dell'uomo che ha ucciso la moglie. E - c'era da aspettarselo - ha posto il centro della storia sul bambino della famiglia, dimenticato da tutti, lasciato solo, vittima di una violenza silenziosa da parte del padre e dei nonni che lo hanno abbandonato. Insomma, ha dato attenzione al non-raccontato dalle cronache. Ha dato voce alla vera vittima.
Domenica scorsa la psicoterapeuta divulgatrice era attesa come ospite a "Domenica In" nella striscia di attualità insieme a Francesco Giorgino e Giovanni Terzi. Non si è presentata. E lunedì, negli studi delle trasmissioni del mattino, è arrivata in diretta la notizia aspra della sua morte.
Solo una volta in tv Maria Rita Parsi ha perso le staffe e si è alzata abbandonando lo studio. Niente di pre-organizzato per alzare l'audience. La sua fu un'indignazione autentica. La controparte? Niente di meno che Pippo Baudo. Era il 2004, Festival di Sanremo. Tra le nuove proposte in gara c'era Alina Deidda, 12 anni, la più giovane concorrente mai salita sul palco dell'Ariston. "I bambini hanno bisogno di passaggi emotivi, hanno bisogno di tempo e molto spesso la società dello spettacolo non li fa crescere, li consuma", aveva incalzato alla trasmissione "Novecento". "Se vuole alzarsi e se ne va non me ne frega niente perché stata maleducata", la replica di Baudo. Cinque secondi dopo la Parsi non era più in studio.
I bambini devono fare i bambini, la loro infanzia non venga rubata da social e adulti irresponsabili: sono stati questi i cavalli di battaglia della prof dai capelli "alla Vanoni". Il suo impegno può essere riassunto nel "Movimento Bambino", la onlus da lei fondata per combattere ogni forma di abuso, e nella Scuola italiana di psicoanimazione, da lei fondata e diretta.
Parsi ha portato le sue battaglie pro infanzia anche nelle stanze del potere, come membro del Comitato Onu sui diritti del fanciullo e promuovendo iniziative pionieristiche come la Carta di Alba, nata per tutelare i giovani dai pericoli incontrollati della rete.
Con oltre 100 opere pubblicate - tra cui i celebri I quaderni delle bambine e Amarli non basta - ha esplorato i territori d'ombra del nucleo familiare, dai conflitti generazionali alla violenza sommersa. La sua metodologia, la psicoanimazione, riflette il suo spirito "artistico": un approccio olistico che utilizza l'espressione creativa (musica, teatro, disegno) come catalizzatore per la guarigione interiore. Dal 2020 era inoltre componente esperta dell'Osservatorio per l'infanzia e l'adolescenza presso il Dipartimento per le politiche della famiglia, organismo chiamato a supportare l'azione di governo attraverso analisi, monitoraggi e proposte in materia di diritti dei minori.
E, forse non tutti sanno che, dopo una lunga carriera come docente, psicopedagogista e psicoterapeuta, nel 1986 si cimentò anche nella sceneggiatura televisiva, collaborando alla serie "Professione vacanze", il cui protagonista, Jerry Calà, era stato in precedenza suo paziente. I funerali verranno celebrati sabato nella chiesa di San Salvatore in Lauro, a Roma.