È scontro a distanza tra Romano Prodi e Clemente Mastella (foto). Sembra l'attacco di un pezzo da Prima Repubblica, ma non è così. Il professore rosso è ancora in campo. E fa politica. "Con le menzogne", ci dice il sindaco di Benevento Clemente Mastella. Che è "arrabbiatissimo" per usare le sue parole. Ricapitoliamo: mercoledì sera l'ex presidente del Consiglio, ospite di Lilli Gruber ad Otto e Mezzo, su La7, mentre si parlava della riforma della giustizia ha detto che il suo governo è caduto per colpa di Mastella che, per avere vantaggi politici, si è dimesso. Aprendo la crisi. "È falso!" - ripete Mastella al telefono - "Quali vantaggi avrei dovuto ottenere? Io mi sono dimesso perché mi è stato chiesto" da chi? chiediamo - "Da Giorgio Napolitano, ai tempi presidente della Repubblica, che fece intendere che mi dovevo dimettere a causa dell'arresto di mia moglie. Io lo feci, fui costretto". Confessa con rammarico e dolore l'ex ministro della Giustizia del governo Prodi dal 2006 al 2008. (Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, dopo il fango subito fu assolta per non aver commesso il fatto. Come lei tutti i suoi familiari, ma questa è un'altra storia. Di malagiustizia). Torniamo al presente, ai fatti. Alla lite. "Prodi ha alluso in maniera maldestra e smemorata al fatto che io avevo avuto vantaggi politici preordinati dalla caduta del suo governo. Fu il tempo di un'inchiesta che ha coinvolto drammaticamente me e la mia famiglia. Da Prodi è arrivata una incredibile caduta di stile, un atto di insensibilità personale e soprattutto una bugia politica" ci dice al telefono amareggiato, aggiungendo che "Romano Prodi è stato nominato Presidente del Consiglio grazie ai miei voti! Questo lo ha dimenticato, forse. Alle Politiche lo scarto dal centrodestra fu di soli 25 mila voti e io gliene portai in dote 535 mila. Questi sono i numeri". Cosa successe davvero? "Gli mancarono i voti dei diniani, del rosso Turigliatto, di Pallaro e De Gregorio che determinarono quella caduta". Ma Prodi attacca lei. "Forse ha dimenticato anche l'algebra politica". Mastella ci tiene a ricordare che ha dovuto attendere ben undici anni un giudizio che lo proclamò innocente, "perché lo ero". Ancora ricorda i periodi bui dove era stato lasciato solo. "Ho dovuto ricostruire la mia carriera politica che fortunatamente continua bene. Prodi ha qualche anno più di me, ma non tramuto certo l'inesorabile clessidra del tempo in uno sfiorire intellettuale che sa di falso e bugiardo...
" dice Mastella, che ora aspetta che il professore bolognese si scusi. Da Romano Prodi, però, solo silenzio. "Io voglio che chieda scusa". Chissà se lo farà, Prodi sembra ancora adirato. Nonostante siano passati diciotto anni.