C'è una linea sottile, quasi invisibile, che tiene insieme il palcoscenico, la capacità di governare i grandi eventi e il Palazzo. Gianmarco Mazzi quella linea l'ha percorsa per quarant'anni, muovendosi tra quinte, luci e artisti, fino a ritrovarsi, in una mattina di aprile, a varcare la soglia del governo come ministro del Turismo. Un approdo che non è una cesura, ma la prosecuzione naturale di una storia costruita sull'idea che lo spettacolo non sia solo intrattenimento, bensì infrastruttura culturale ed economica del Paese.
Il giuramento al Quirinale davanti al presidente Sergio Mattarella si svolge non senza un pizzico di comprensibile emozione subito stemperata da un sorriso. Dopo la formula, Mazzi stringe la mano un po' troppo presto a Mattarella e poi a Giorgia Meloni, si ferma e chiede venia: "Scusate, è la prima volta".
"Il turismo è un mondo ricco di fascino e grandi professionalità che richiede cura attenta perché rappresenta un pilastro dell'economia italiana", dichiara. "Sono onorato dell'incarico e porterò avanti l'impegno con responsabilità ed energia, in continuità con il lavoro svolto da Daniela Santanchè".
Veronese, classe 1960, formazione giuridica, Mazzi entra giovanissimo nei circuiti organizzativi. Appassionato di calcio, nel 1981 è tra i promotori della Nazionale Cantanti con Mogol e Gianni Morandi. La sua traiettoria si sviluppa come una lunga regia dietro le quinte della musica e della televisione.
Negli anni '80 e '90 si forma il manager capace di tenere insieme creatività e macchina produttiva: collabora con Caterina Caselli, lavora con Fabrizio De André e i Pooh, fino al rapporto con Adriano Celentano. Impara a leggere il pubblico e a costruire eventi che diventano racconto collettivo.
Il grande pubblico lo lega al Festival di Sanremo, di cui è stato più volte direttore artistico, in equilibrio tra industria discografica, televisione e sensibilità popolare. Le sue edizioni attraversano stagioni diverse della tv, da Paolo Bonolis ad Antonella Clerici fino a Morandi, mantenendo la tensione tra tradizione e innovazione. Parallelamente cresce il profilo dell'organizzatore: dall'apertura di Expo 2015 all'Arena di Verona, dove tra il 2017 e il 2022 è direttore artistico e ad. In mezzo, collaborazioni con Dario Fo e incursioni nella tv popolare con The Voice.
Il percorso non è solo tecnico. Parte da una militanza giovanile nella destra e si consolida anche nel rapporto con Ignazio La Russa. Da sottosegretario alla Cultura porta avanti l'idea di spettacolo come sistema: valorizzazione del lirico, turismo delle radici, nuovi codici del settore.
"Congratulazioni al ministro Mazzi, figura di assoluto spessore", commenta l'uscente Daniela Santanchè. "Sono certa che continuerà a dare slancio a un settore reso centrale per il benessere socioeconomico del Paese".
Attorno alla sua nomina al Turismo si raccolgono riconoscimenti trasversali. Simona Ventura ne ricorda il ruolo nella sfida impossibile del suo Sanremo boicottato dalle case discografiche. Lo chef Massimo Bottura lo definisce "una forza della natura che è riuscito a guidarci, assieme al ministro Lollobrigida, a far diventare la Cucina italiana patrimonio dell'Unesco. La persona giusta per dare un impulso al turismo".
Mazzi si conferma così mediatore tra mondi diversi, capace di trasformare eventi in opportunità economiche, ora chiamato da ministro a costruire identità e narrazione collettiva al nostro patrimonio.
Sullo sfondo nel mini-restyling governativo prende quota l'ipotesi di un ingresso di Sara
Kelany oggi capogruppo in Commissione Giustizia come sottosegretaria alla Giustizia al posto di Andrea Delmastro. Un altro tassello della limatura della squadra di governo decisa all'indomani della sconfitta referendaria.