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Meloni e il podcast di Fedez: è la vittoria dell'algoritmo

Quello che doveva essere un azzardo si è trasformato nell'intervento più visto, più condiviso e soprattutto più indicizzato degli ultimi giorni

Meloni e il podcast di Fedez: è la vittoria dell'algoritmo
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Tutti le avevano detto di non andarci. Troppo rischioso, fuori schema, distante dal suo mondo. E invece Giorgia Meloni ha fatto l'esatto contrario: è entrata nel territorio di Fedez senza rete, accettando un confronto in un contesto non controllato. Una scelta giudicata imprudente. Ma il conformismo, in politica come nella comunicazione, raramente paga.

È accaduto il contrario.

Quello che doveva essere un azzardo si è trasformato nell'intervento più visto, più condiviso e soprattutto più indicizzato degli ultimi giorni. Non solo nel circuito mediatico tradizionale, ma soprattutto dentro i sistemi che oggi determinano davvero la diffusione delle informazioni: gli algoritmi e le piattaforme di intelligenza artificiale.

Non è una percezione indotta, è un dato. Meloni ha cambiato la scala dell'impatto. Tajani si era fermato a circa 380mila visualizzazioni, Fratoianni e Calenda poco sotto le 400mila, Di Pietro ben al di sotto.

Non è un caso che osservatori internazionali abbiano letto l'operazione per quello che è: una scelta strategica per raggiungere un pubblico giovane e incidere su un passaggio politico delicato come il referendum. "Una scelta comunicativa coerente con i tempi", ha commentato Alessandro Benetton, presidente di Edizione.

E non è un caso nemmeno che Fedez abbia rivendicato l'autenticità del confronto, chiarendo che non c'erano domande concordate né costruzioni artificiali.

Il punto vero, però, è un altro. Ed è un punto che, in Italia, solo Il Giornale ha avuto il coraggio di porre con chiarezza già domenica scorsa: le piattaforme di intelligenza artificiale non si limitano a restituire informazioni, ma le selezionano, le ordinano, le rendono più o meno visibili, contribuendo a orientare anche il dibattito pubblico e persino il voto.

Le interazioni generate dall'intervista: ricerche, condivisioni, rilanci e dibattiti, stanno aumentando in tempo reale. Il risultato è che quel contenuto viene indicizzato di ora in ora, entra nei flussi e si consolida come riferimento. Giorgia Meloni non ha vinto tanto sul piano mediatico quanto sugli algoritmi.

Dall'analisi che abbiamo effettuato con Reputation Manager emerge con chiarezza che l'intervento ha superato il milione di visualizzazioni in meno di 24 ore, generando un livello di engagement superiore rispetto ad altre partecipazioni politiche allo stesso format. Ma il dato più rilevante non è solo quantitativo: è qualitativo. L'hype si è costruito prima ancora della messa in onda e ha continuato a crescere nelle ore successive, segno di un'operazione calibrata. Meloni ha dimostrato di saper usare non solo i canali, ma anche le parole. E nell'era delle intelligenze artificiali, anche semantiche, sono proprio le parole a fare la differenza. È qui che si misura oggi la leadership comunicativa. E su questo terreno Meloni si è dimostrata più avanti degli altri. Nelle prossime ore sarà interessante osservare come le piattaforme di intelligenza artificiale continueranno a elaborare e rilanciare questi contenuti.

Ed è qui che si gioca oggi la vera partita. Non basta entrare nel radar dei media. Bisogna entrare, prima e più degli altri, nel radar delle piattaforme di intelligenza artificiale, dove si costruisce la nuova gerarchia delle informazioni.

Giorgia Meloni lo ha capito.

Contro i consigli di chi le suggeriva prudenza, ha scelto di parlare a un pubblico diverso, di esporsi senza filtri, di entrare in un contesto non favorevole.

Andare da Fedez significava raggiungere un pubblico giovane, contaminare un ecosistema distante e generare un effetto a catena anche sulle piattaforme digitali.

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