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"La Meloni in meno di un mese e noi?". Così la Moretti gela Letta

Le donne del Pd, con il giuramento di Giorgia Meloni sono afflite da un mix di invidia e preoccupazione, ammoniscono Enrico Letta per imprimere una svolta

"La Meloni in meno di un mese e noi?". Così la Moretti gela Letta

"La Meloni ci ha messo meno di un mese per fare il Governo. Noi quante stagioni ci dobbiamo mettere per avere una nuova segreteria?". A chiederselo è l'eurodeputata del Pd Alessandra Moretti che, su Twitter, invita il Pd a fare subito il congresso"per avere a gennaio una nuova leadership".

"Urge opposizione forte", chiosa l'eurodeputata che, come altre esponenti femminili del Pd, non perde occasione di punzecchiare l'attuale segretario Enrico Letta. Già nella nota di ieri, la Moretti faceva trasparire un mix di preoccupazione e invidia nei confronti del leader di Fratelli d'Italia."Giorgia Meloni è distante anni luce da me e dalle nostre posizioni politiche, come di tutta evidenza nella scelta di molti ministri, ma resta il fatto storico che abbiamo una donna premier", scriveva nel messaggio di auguri alla premier incaricata, aggiungendo un ammonimento al suo partito: "Adesso tocca a noi fare opposizione seria e intransigente ad un governo di destra :vigileremo sui diritti e sulle libertà di tutte e tutti". Ma la Moretti non è l'unica a provare una certa invidia. "Sono lontana anni luce politicamente e culturalmente da Giorgia #Meloni ma vedere tutti quei maschi dietro di lei con quelle espressioni tra il fastidio e l’imbarazzo dà una certa soddisfazione. Questa immagine cambia la storia del nostro paese. Finalmente una donna che “guida”, ha twittato ieri l'ex deputata dem Alessia Morani. Enrico Letta, e chi lo succederà, è avvisato. Le donne democratiche non si accontentano più di essere nominate capigruppo oppure vicepresidenti delle Camere.

L'affondo della Cirinnà

Anche l'ex senatrice Monica Cirinnà, strenua sostenitrice dei diritti Lgbt, non perde occasione di dare una sonora strigliata al segretario Letta. "Roccella, Mantovano, Valditara, Nordio: in questi quattro nomi, così come nella denominazione dei ministeri, c'è un disegno ideologico e culturale ben preciso", avverte in un lungo post in cui ricorda la biografia politica dei quattro esponenti del nuovo governo. Se la neo-ministra alla Famiglia, alla Natalità e alle Pari Opportunità, Eugenia Rocella, è colpevole di aver tentato, nel 2016, di promuovere un referendum abrogativo della legge sulle unioni civili, il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è reo di essere uno dei fondatori del Centro studi Livatino. Nella sua audizione sul ddl Zan, invece, il neo-ministro della Giustizia, il magistrato Carlo Nordio, secondo la Cirinnà, avrebbe equiparato"la pedofilia a un orientamento sessuale, con l'unico obiettivo di colpire l'omosessualità, screditandone la dignità". Giuseppe Valditara, titolare del dicastero dell'Istruzione, infine, avrebbe commesso il grave errore di difendere la "libertà educativa" che, secondo la Cirinnà "è, sostanzialmente, libertà di discriminare impedendo alle scuole pubbliche di formare cittadine e cittadini liberi, dotati di coscienza critica". Ebbene, a fronte di tutto questo, la Cirinnà ricorda a sé stessa e al mondo della sinistra "che se siamo arrivati qui è stato anche per le troppe esitazioni e timidezze del Partito democratico su questi temi: tante parole, alle quali non sono però seguiti fatti e pratiche efficaci". E aggiunge:"questa consapevolezza deve guidare anche il nostro lavoro nel prossimo futuro. Per costruire una opposizione efficace, difendendo i diritti da ogni tentativo di svuotamento. Per rigenerare il Partito e la sinistra nel nostro Paese". La Cirinnà si augura che il Pd difenda e promuova sempre i diritti "e soprattutto quando si ha il potere concreto di farlo". Un chiaro riferimento, probabilmente, alla mancata approvazione del Ddl Zan.

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