Adalberto Signore
Roma Ore e ore passate a Palazzo Chigi, con un occhio alla tv che rimanda le immagini del lungo dibattito parlamentare che incendia prima la Camera e poi il Senato e con un susseguirsi di telefonate e contatti internazionali per fare il punto sulla crisi in Medio Oriente. La giornata di Giorgia Meloni, però, si apre di buon mattino con un lungo collegamento con Rtl 102.5 in cui la premier non nasconde la "preoccupazione" dell'esecutivo per "il rischio di un'escalation dalle conseguenze totalmente imprevedibili" e con "ripercussioni" anche sull'Italia soprattutto sul fronte economico (a cominciare dal costo dell'energia e dai rischi di speculazione sugli alimenti). "Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra", assicura Meloni, che affronta anche il delicatissimo nodo delle basi militari americane in Italia. L'utilizzo, spiega, è concesso "in virtù di accordi che risalgono al 1954" che autorizzano "logistica e cosiddette operazioni non cinetiche, ovvero di non bombardamento". Se dagli Stati Uniti dovessero arrivare richieste per un uso più esteso, dice la premier, la competenza a decidere sarebbe del governo ma "penso che in quel caso dovremmo deciderlo insieme al Parlamento".
La mezz'ora abbondante di collegamento radiofonico, però, accende il dibattito parlamentare alla Camera già a metà mattina. Con tutte le opposizioni che contestano a Meloni di averci messo la voce ma non la faccia, visto che in Parlamento si presentano a riferire i ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa). Così, quando sono ormai le due del pomeriggio e prima che inizi il dibattito in Senato, è il ministro per i Rapporti Luca Ciriani a dire che "la premier è disponibile a venire in Parlamento mercoledì" 11 marzo, "anticipando le comunicazioni sul Consiglio europeo e allargandole alla crisi in Medio Oriente". Disponibilità che non placa le opposizioni, convinte che la scelta sia stata dettata dalla volontà di anticipare le comunicazioni sul Consiglio Ue, così da evitare il già previsto dibattito in aula nella settimana che porta al referendum. Così, anche la riunione dei capigruppo convocata per calendarizzare l'intervento della premier alla Camera finisce in una lite furibonda.
Nel corso della giornata Meloni - che ieri ha sentito anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - ha contatti con diversi leader europei, a partire da Emmanuel Macron. È il presidente francese a chiamare per farsi promotore di una sorta di scudo europeo per Cipro - che fa parte dell'Ue ed è anche presidente di turno - dopo il lancio di alcuni droni iraniani verso una base britannica sull'isola. Un colloquio, si legge in una nota di Palazzo Chigi, "concentrandosi in particolare sull'impatto delle ostilità sulla libertà di navigazione" e in cui i due leader "hanno ribadito il comune impegno per sostenere i Paesi del Golfo colpiti dagli ingiustificabili attacchi iraniani, la sicurezza di Cipro e a evitare un'escalation militare in Libano". Macron sente anche il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, colloqui - riferiscono fonti dell'Eliseo - che sono serviti a coordinare "il dispiegamento di risorse militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale" e "la collaborazione per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso". La Francia ha già fatto sapere di aver dispiegato nel Mediterraneo la portaerei Charles de Gaulle e la fregata multimissione Languedoc. Proprio ieri alla Camera, invece, Crosetto ha annunciato che l'Italia - insieme a Spagna, Francia e Paesi Bassi - invierà nei prossimi giorni mezzi navali per difendere Cipro, dove sono arrivati già due fregate e alcuni caccia F-16 partiti da Atene. E anche la Spagna, criticata e minacciata da Donald Trump per non avere fornito le proprie basi militari in Andalusia a Stati Uniti e Israele, si è unita all'iniziativa inviando la fregata Cristóbal Colón.
Lo stesso sta ovviamente facendo anche il Regno Unito, visto che Cipro ospita proprio basi britanniche. Il primo ministro Keir Starmer ha infatti annunciato rinforzi con l'arrivo di elicotteri Wildcat con capacità anti-drone e del cacciatorpediniere Hms Dragon della Royal Navy.