Se la destra parla di liberazione e la sinistra accusa Donald Trump di aggressione, è verso il centro progressista che bisogna dirigersi per scovare le contraddizioni innescate dall'operazione degli Stati Uniti in Venezuela. Ieri la premier italiana ha sentito al telefono Maria Corina Machado. Nella conversazione, si legge nella nota, è stato "condiviso come l'uscita di scena di Maduro apra una nuova pagina di speranza per la popolazione del Venezuela". Nella terra di mezzo tra Giorgia Meloni e il duo Elly Schlein-Giuseppe Conte, troviamo chi sottolinea la "violazione del diritto internazionale" da parte degli Usa e chi invece mette l'accento sulle conseguenze positive della fine di una dittatura. Pur esprimendo alcune riserve sul blitz della Casa Bianca, appartengono alla seconda categoria di centristi Matteo Renzi, Carlo Calenda, Luigi Marattin. Più vicini alla vis polemica della sinistra gli ex radicali di +Europa ma pure l'inossidabile Pier Ferdinando Casini, aggiungendo Ora! di Michele Boldrin e Alberto Forchielli. Nel centrodestra è un po' diversa la sfumatura di Matteo Salvini. "Nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo. Detto questo, per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia", puntualizza il leader della Lega e vicepremier. Ma è la galassia centro-progressista che si scompone, divide e balcanizza. Come dicevamo, è senza infingimenti la posizione anti-Maduro di Renzi. Per l'ex premier il caudillo di Caracas è stato "un dittatore sanguinario che ha ucciso i suoi avversari, affamato il suo popolo e ha devastato l'economia di un paese bello e ricco come il Venezuela". Un presidente illegittimo, eletto grazie a "brogli senza pudore". Touchè. Stesso spartito suonato sabato, a caldo: "Non chiedetemi di essere triste: oggi il Venezuela è un Paese migliore di ieri". Ma pure Calenda è (quasi) d'accordo con l'ex socio del Terzo Polo. Secondo il leader di Azione, la deposizione di Maduro "è una buona notizia per il popolo venezuelano" e il regime chavista "è una feroce dittatura". Il metodo di Trump, però, obietta Calenda "desta molta preoccupazione". Al centro il punto lo centra Marattin: "Maduro ha sovvertito con la forza il risultato democratico delle elezioni, e ha proseguito un regime brutale che si e' macchiato di crimini indegni, come il rapimento del nostro connazionale Alberto Trentini". Bene, bravo, Trump.
Peccato che nel nuovo Terzo Polo con Calenda e Marattin, migrato Renzi nel campo largo, dovrebbe trovare posto anche Ora! di Boldrin e Forchielli. Un movimento che sceglie di guardare la vicenda del Venezuela da un'altra angolazione e condanna "il rovesciamento forzato di governi stranieri, anche se si tratta di regimi autoritari e odiosi", bollando come "illegale" l'operazione di Trump. Posizione simile a quella di +Europa, che però si colloca nel centrosinistra. Convergenze parallele, inedite, con il democristiano Casini, eletto al Senato nelle liste del Pd.
L'ex scudocrociato avverte: "L'azione di Trump crea un precedente pericolosissimo e in questo senso non può avere la nostra approvazione". E ancora, ieri, definisce il blitz trumpiano "una sceneggiata". Centro senza gravità