"Gli italiani hanno votato il centrodestra per ristabilire regole chiare e farle rispettare. E il governo lo sta facendo con determinazione, nonostante una parte politicizzata della magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l'immigrazione illegale di massa, perché accogliere chi ha diritto è doveroso, ma rispettare le leggi italiane è indispensabile e chi non intende farlo non è benvenuto in Italia".
Una nota diffusa da Giorgia Meloni riaccende il confronto, mai davvero sopito, tra governo e magistratura sul terreno dell'immigrazione e dei rimpatri. Al centro c'è il caso c'è un cittadino algerino di 56 anni, destinatario di due provvedimenti di espulsione emessi dai prefetti di Cuneo e Alessandria per pericolosità sociale. A suo carico risultano ben 23 sentenze di condanna tra il 1999 e il 2023 e numerosi precedenti di polizia.
Con una decisione del 10 febbraio, il Tribunale di Roma ha stabilito che il Viminale dovrà corrispondergli un risarcimento di 700 euro. Un passaggio che la presidente del Consiglio indica come emblematico delle difficoltà incontrate dall'esecutivo nell'attuazione delle misure contro l'immigrazione irregolare.
La premier interviene a proposito della vicenda di un "cittadino algerino, irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne, tra le quali lesioni per aver picchiato una donna a calci e pugni", che "non potrà essere trattenuto in un Cpr né trasferito in Albania per il rimpatrio. Per lui - dice la premier - alcuni giudici hanno stabilito addirittura non solo che non ci sarà un'espulsione, ma che il ministero dell'Interno dovrà risarcirlo con 700 euro per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione".
Il nodo, nella lettura dell'esecutivo, riguarda sia il principio dell'effettività dei rimpatri sia l'equilibrio tra poteri dello Stato. La decisione del tribunale viene interpretata come un ostacolo concreto all'applicazione delle norme sull'immigrazione e alla gestione dei provvedimenti di allontanamento nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi.
"Il governo - assicura Meloni nel video social - continuerà con determinazione il proprio lavoro per rafforzare i rimpatri, per rendere più efficaci gli strumenti di contrasto all'immigrazione irregolare, per garantire sicurezza e legalità ai cittadini anche attraverso le iniziative che l'Italia sta portando avanti in Europa per procedure più rapide e rimpatri effettivi".
La vicenda si inserisce in un clima già teso tra governo e magistratura sui temi dell'immigrazione, dei Centri di permanenza per il rimpatrio e dei trasferimenti in Albania. Da un lato l'esecutivo rivendica il mandato ricevuto dagli elettori e la necessità di garantire sicurezza e rispetto delle regole; dall'altro la magistratura rivendica la legittimità dei singoli provvedimenti alla luce delle norme vigenti e delle garanzie previste dall'ordinamento.
È in questo equilibrio delicato che si colloca l'intervento della presidente del Consiglio: non solo la denuncia di un caso specifico, ma il segnale di una tensione istituzionale destinata a proseguire anche sul terreno, cruciale, delle politiche migratorie.
Tanto più in un momento in cui, dopo il via libera arrivato dal Consiglio Ue Affari Interni che prevede la semplificazione e l'accelerazione delle procedure di rimpatri e consente ai Paesi membri di istituire hub negli Stati terzi.