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Meloni vedrà Rubio ma affonda su Trump. "Le critiche su di noi non sono corrette e non condivido il disimpegno Usa"

L'incontro venerdì con il segretario di Stato. La premier: attacco all'Iran non concordato

Meloni vedrà Rubio ma affonda su Trump. "Le critiche su di noi non sono corrette e non condivido il disimpegno Usa"
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nostro inviato a Yerevan (Armenia)

Il convitato di pietra si chiama Donald Trump. Che non è ovviamente presente all'ottava riunione della Comunità politica europea che si è tenuta ieri in Armenia, visto che il formato del summit voluto dal francese Emmanuel Macron nel 2022 tiene insieme tutti i Paesi dell'Europa allargata (non solo, dunque, i Ventisette Ue). Ma che incombe come un fantasma nelle riunioni, nei panel e nei colloqui a margine dei lavori dei 47 leader riuniti a Yerevan. Non è un caso che Macron non esiti a definire la dipendenza dalla difesa americana "l'elefante nella stanza", invitando l'Europa a un "risveglio collettivo per non dipendere dalle superpotenze". Argomento su cui concordano quasi tutti i presenti, perché - spiega la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen - ora "sappiamo quanto le dipendenze ci rendano vulnerabili". "Serve una componente europea più forte nella Nato, non ho dubbi su questo", gli fa eco il britannico Keir Starmer.

Tutti argomenti su cui concorda anche Giorgia Meloni, che guarda con preoccupazione sia alle ultime frizioni Roma-Washington sia alla minaccia dell'ex tycoon di ritirare buona parte dei circa 13mila militari presenti nelle otto basi italiane concesse in dotazione a Nato o Stati Uniti. Minaccia ancor più concreta dopo le indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti avrebbero già iniziato a pianificare il ritiro di 5mila soldati dal poligono di Grafenwöhr, in Baviera, il più grande centro di addestramento dell'esercito statunitense al di fuori del territorio americano. Una ritorsione nei confronti del cancelliere Friedrich Merz, secondo Trump troppo poco incline a sostenere gli Usa nel conflitto con l'Iran. Accusa rivolta anche a Meloni e allo spagnolo Pedro Sanchez.

Sul punto, però, la premier decide di rispondere in maniera piuttosto netta. Soprattutto alla luce del fatto che venerdì mattina alle 11.30 riceverà a Palazzo Chigi il segretario di Stato americano Marco Rubio. La notizia è già nell'agenda della premier pubblicata sul sito del governo quando Meloni si ferma per un punto stampa in cui non lesina critiche a Trump. Una scelta, dunque, non casuale. E che serve a bilanciare la decisione di ricevere Rubio, su cui Palazzo Chigi aveva obiettivamente pochi margini di manovra visto che l'incontro è stato chiesto dagli americani.

"Da tempo - dice Meloni - gli Stati Uniti discutono di un disimpegno in Europa. È una scelta che non dipende da me e personalmente non la condivido". "Noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta", aggiunge lasciando pensare che quanto sta accadendo a Grafenwöhr non sarà un caso isolato. La domanda è sull'ipotesi che Washington ritiri i militari presenti sul territorio italiano, eppure Meloni decide di andare dritta su Trump. "L'Italia - dice - ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha fatto in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq. Alcune cose dette nei nostri confronti non le considero corrette". Un riferimento esplicito alle accuse arrivate da Trump. Peraltro, aggiunge Meloni, "a livello di Patto Atlantico nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo". Traduzione: la guerra all'Iran Trump l'ha decisa con Benjamin Netanyahu e, dunque, non può pretendere un sostegno da alleati che sono stati messi davanti al fatto compiuto.

Un punto stampa di pochi minuti - in bilico fino all'ultimo visto che la premier è attesa a Baku dal presidente dell'Azerbaijan Ismail Aliyev - ma piuttosto efficace a mettere in chiaro che l'incontro con Rubio non significa che le tensioni siano risolte. In Armenia, a margine della Cpe, Meloni sottoscrive con Starmer e altri 31 Paesi una dichiarazione congiunta per contrastare la migrazione illegale e co-presiede con Macron la riunione della Coalizione europea contro le droghe. Infine l'incontro sull'Ucraina, alla presenza di Volodymyr Zelensky.

Nel quale, spiega il presidente ucraino, si "concorda di procedere con il Drone deal". Un filone, spiegano fonti italiane, che "stiamo esplorando con Leonardo".

In ultimo, la tappa a Baku per "consolidare" con l'Azerbaijan le forniture di gas e petrolio sul fronte dei volumi.

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