"Ad avvocati e colleghi che hanno sostenuto il Sì, dal mio angolo privilegiato della Corte di Cassazione, vi invito ad abbandonare la toga". A scriverlo subito dopo la vittoria del No è stato il giudice della Corte di Cassazione Francesco Agnino (nella foto) che prosegue dicendo: "Il diritto e in alcuni casi la lingua italiana scorrono paralleli ai vostri scritti imbarazzanti. Solo per questo dovreste dimettervi o cancellarvi dall'Ordine. E adesso è giusto togliersi qualche sassolino dalle scarpe". A che "sassolini" si riferiva? Perché il tono non era certo dei più rasserenanti.
E, infatti, il post è sparito subito dopo, ma Agnino si è palesato nuovamente il giorno dopo, costretto ad ammettere di aver "utilizzato un linguaggio non continente determinato dal clima di tensione creato in questi mesi dal referendum", spiegando che non fosse sua intenzione mancare di rispetto "all'avvocatura".
Ma la paura che ci possano essere delle ripercussioni resta perché, al di là delle scuse, un giudice della Cassazione, che ha il delicatissimo compito di dover vigilare sulla corretta applicazione del diritto, dovrebbe essere ancor di più scevro da pregiudizi di simil natura.
Prima abbiamo visto alcune toghe ballare Bella ciao, fare cori da stadio contro la giudice per il Sì Annalisa Imparato, prima ancora prendere di mira la collega togata del Csm Bernadette Nicotra, che si era schierata in favore della vittoria del referendum sulla giustizia.
Ora dobbiamo anche leggere che c'è chi vuole (in che modo?) togliersi dei sassolini dalle scarpe.
E chi giudicherà questo comportamento? Ma, soprattutto, qualcuno mai lo farà? Come si legge sul sito del ministero della Giustizia, Agnino è membro dell'Ufficio del Massimario dal gennaio 2022, l'ente che si occupa dell'analisi sistematica della giurisprudenza di legittimità, non certo una toga di poco peso. Per questo l'avvocato calabrese Antonello Talerico ha presentato un esposto al Csm e al Guardasigilli Carlo Nordio chiedendo di avviare un procedimento disciplinare dopo le esternazioni del magistrato: "Non si tratta di un commento innocente, è la dichiarazione esplicita di un proposito personale di rivalsa, formulata da un magistrato della massima giurisdizione del Paese. Il silenzio delle istituzioni sarebbe complicità".
E prosegue chiedendosi "con viva apprensione, e con il rispetto dovuto all'istituzione: quando quei sassolini diventeranno macigni, chi li riceverà sulle spalle? I ricorrenti in Cassazione? Le parti assistite dagli avvocati ritenuti imbarazzanti? I colleghi magistrati che hanno votato Sì?".
Il timore che ci possa essere una rivalsa da parte di una certa magistratura che non ha gradito il tentativo di arginare le correnti è concreto, ed è per questo che c'era stato un collettivo invito alla discussione nel merito delle future riforme. Anche se qualcuno, forse, non lo ha colto appieno.GiuSor