Il dossier nuovo stadio di Milano è diventato come la tela di Penelope: di giorno si tesse e di notte si disfa. Da ieri mattina, con l'annuncio di una nuova indagine, si riapre l'ennesimo capitolo relativo alla pratica che sembrava ormai archiviata con il rogito datato 9 novembre 2025 per la cessione dell'attuale San Siro ai due club Inter e Milan al prezzo di 197 milioni stimato da due consulenti universitari e approvato dall'agenzia delle Entrate, passaggio indispensabile per procedere alla demolizione del vecchio impianto e alla costruzione di quello nuovo da 70mila posti.
A distanza di 4 mesi e passa sarà indispensabile riavvolgere il nastro e attendere l'esito di questa inchiesta che tra l'altro è per ora incentrata sulle figure degli amministratori comunali e trae spinta dagli esposti presentati dall'ex vice sindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. Inter e Milan - i due club milanesi non risultano indagati- hanno reagito con un rigoroso silenzio dei rispettivi uffici addetti alla comunicazione e hanno lasciato ogni valutazione del caso ai legali che si occuperanno del fascicolo, confermando tra l'altro la piena fiducia nell'operato dei consulenti Fabrizio Grena e Marta Spaini oltre che nei manager Mark Van Huukslot in quota neroazzurra, Giuseppe Bonomi presidente di "Sport life city", controllata dal Milan e Alessandro Antonello, ex ceo corporate dell'Inter iscritti nel registro degli indagati.
Sul piano concreto questa indagine ha una serie di ricadute che al momento non sono valutabili nei loro effetti negativi. La prima riguarda i tempi tecnici per l'apertura del famoso cantiere e la posa della storica prima pietra. Qualche anno fa era persino maturata l'idea di abbandonare la città per sbarcare con un paio di progetti chi a San Donato (il Milan ha addirittura investito 40 milioni di euro in alcuni lavori preparatori) e chi invece a Rozzano (Inter) con uno studio di fattibilità sui terreni del gruppo Cabassi. La seconda ricaduta è l'effetto velenoso che il rallentamento dell'operazione produrrà sui bilanci dei due club da un lato e sull'affidabilità del paese Italia presso i due fondi americani che attualmente detengono la proprietà di Inter (Oaktree) e Milan (RedBird). Altro aspetto da non sottovalutare è la scadenza del 2032, data destinata all'organizzazione dell'Europeo di calcio assegnato dall'Uefa a Italia e Turchia in combinata.
Per l'evento comparivano come sedi per le partite del torneo continentale, gli stadi di Roma, Milano, Napoli e qualche altro a seconda della disponibilità (Torino o Firenze). A questo punto Milano dovrà essere cancellato dall'elenco?