In una piccola stazione di provincia alle porte di Milano si sarebbe consumata una storia di stalking e avances indesiderate da parte di un maresciallo dei carabinieri nei confronti di una donna giovanissima e fragile, affetta da "deficit cognitivo al 100% e una vita disperata". Una brutta vicenda di cui c'è traccia nei racconti dei colleghi del militare, che hanno confermato la presenza assidua della ragazza, e corroborata, per l'accusa, da un numero: 214 è il numero di telefonate intercorse tra il numero fisso della caserma di San Donato milanese e il cellulare della ventenne. Chiamate whatsapp escluse poiché "i tabulati restituiscono solo quelle tradizionali", osserva la pm Alessia Menegazzo nel chiedere una condanna a due anni per stalking.
L'accusa ieri nella requisitoria dipinge, per i fatti avvenuti nel 2022, un quadro di "ossessione e controllo": la ragazza si sarebbe fermata nell'ufficio del comandante anche per "un'ora", anche se della sua presenza non vi è traccia nei registri della caserma. Lunghi minuti in cui le avrebbe ispezionato la gallery del telefono, alla ricerca di foto intime, l'avrebbe indotta a spogliarsi e controllato "morbosamente Instagram". L'obiettivo era che lei lasciasse il suo ragazzo, e che non frequentasse altri uomini, di cui era geloso. Facendo leva su una casa popolare: prima l'avrebbe aiutata nell'assegnazione, grazie alla compagna che lavora all'Aler, l'azienda per l'edilizia residenziale, minacciandola poi di fargliela togliere. "Mi fidavo di lui, era un carabiniere" le parole della giovane. L'inchiesta, affidata al nucleo investigativo di via Moscova, avrebbe trovato numerosi riscontri al racconto della ragazza nelle intercettazioni e nelle testimonianze.
"Non ci sono intenti calunniosi da parte dei militari, né della vittima, che sulla base di tutti i riscontri possibili è credibile e attendibile", conclude la pm. "Voci di caserma senza riscontri", le parole in aula nell'arringa degli avvocati dell'imputato Alessandro Coppa e Alessandro Bonaluma, per i quali il comandante va assolto. La sentenza è attesa per il 10 marzo.