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"Il mio M5S ormai non c'è più". Così Di Battista silura Conte

L’ex deputato pentastellato non è pentito di aver detto "no" al suo ingresso, da ministro, nell’esecutivo dalle larghe intese

L'ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista
L'ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista

“A settembre deciderò se continuare a scrivere in totale libertà o se tornare in politica. Ma è chiaro che potrei riavvicinarmi al Movimento 5 Stelle solo se uscisse dal governo Draghi”. L’ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista non è pentito di aver detto "no" al suo ingresso, da ministro, nell’esecutivo dalle larghe intese. A Il Fatto Quotidiano conferma la sua distanza siderale dal M5S, anche se non chiude del tutto la porta a futuri ripensamenti. Nel suo libro Contro!, in uscita nelle librerie, Di Battista scrive che i suoi rifiuti derivano dall’attuale situazione politica: “Si è trattato di non perdere la stima di me stesso”, sottolinea. D’altronde, ha più volte ripetuto che non si rivede nelle strategie adottate negli ultimi tempi.

“Il mio Movimento 5 Stelle ormai non c’è più”, ribadisce con rammarico. L’ex parlamentare ritiene fallimentare l’esperienza del governo Draghi, che “ha accumulato un ritardo colossale sui ristori, ma soprattutto non si parla più di politica. La pax draghiana l'ha distrutta”. Per Di Battista le banche hanno occupato il campo e la colpa è anche di Beppe Grillo. “Ha detto sì all'ex presidente della Bce Draghi – commenta – e lo ha definito un grillino. Non mi spiego come abbia potuto dirlo”. Con il garante del M5S i contatti non sono mai stati interrotti del tutto. “Ogni tanto con Beppe ci scriviamo. Ma sono fatti personali”, rivela. Di Battista ne ha anche per Giuseppe Conte, sul quale afferma: "Lui sa bene che ciò che conta per me sono le proposte politiche. Conte immagina il movimento con una sede centrale e filiali territoriali. Mi interessano più le proposte che le questioni organizzative. Nel M5S si parla di continuo dei due mandati e di soldi. Mi dispiace leggere queste cose".

Nel libro Di Battista spiega che a fine novembre scorso Luigi Di Maio gli aveva anticipato la crisi del governo Conte, ma già ad agosto era uscito il nome di Mario Draghi come nuovo premier. L’abbraccio con le altre forze politiche per mettere in piedi un “largo” esecutivo è stato l’errore più grossolano commesso dai pentastellati a detta dell’ex deputato.“Nel governo di tutti – dice – il M5S è minoranza, prima poteva porre veti a ciò che non voleva”. Sulla sfida delle elezioni comunali Di Battista si schiera con Virginia Raggi. “Se lei vorrà – conclude – la sosterrò. Le ho consigliato di rivendicare le tante cose buone che ha fatto a Roma”.

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