Le mosse del Tabacci pigliatutto: le 13 caselle del suo potere

Il suo Centro democratico è impalbabile nei sondaggi, ma il suo scouting alla Camera lo ha reso protagonista. Mettendo insieme di tutto

Le mosse del Tabacci pigliatutto: le 13 caselle del suo potere

Impercettibile nei radar dei sondaggi, ma una perfetta calamita per il potere. In grado di diventare una scialuppa per scampare al naufragio della fine anticipata di legislatura. Un incubo per decine di parlamentari. Bruno Tabacci, deputato e riferimento del gruppo Centro democratico-Italiani in Europa, è la figura intorno a cui ruota la crisi politica delle ultime settimane. Va a Palazzo Chigi, media, persuade, tranquillizza. È ormai il deus ex machina per salvare Conte. Così, per adempiere alla missione salva-Giuseppi, si è lanciato nell’operazione-pigliatutto, uno scouting intenso pur di formare un gruppo alla Camera: dal deputato ex leghista, alla fuoriscita dem, fino al grillino espulso per aver richiesto il bonus Inps. In mezzo tanti ex Cinque Stelle, cacciati o andati via in dissenso dal Movimento.

L'asticella di Tabacci

L’asticella di Tabacci è fissata a 20 deputati, come prevede il regolamento di Montecitorio per la formazione di un gruppo autonomo che possa avere posti nelle commissioni. Al momento il pallottoliere è fermo a quota 13: bisogna accontentarsi di essere una componente. Eppure all’arruolamento rapido alla Camera corrisponde una sostanziale invisibilità elettorale. Il consenso del suo Centro democratico è impalpabile nei sondaggi. “Certo il tema è complesso, ma stando alla situazione attuale il peso elettorale di Tabacci, insieme ad alcuni esponenti di varie formazione centriste, è nullo”, dice a IlGiornale.it Roberto Weber, presidente dell’Istituto di ricerca Ixè. “E - aggiunge - per acquisire consenso non basta certo un’operazione tutta interna al gruppo della Camera. Serve qualche parola d0ordine, magari qualche elemento progettuale. Sia chiaro che il discorso cambia se parliamo dello spazio elettorale che si è aperto in quell’area”. Federico Benini, direttore di Winpoll, conferma: “Centro democratico ha partecipato alle elezione con +Europa. Di fatto non è rilevabile. Se dovessi dire quanto pesa Tabacci, potrei dire che è un partito intorno all’1%. Ma sono dati che provengono da un’analisi storica, non ci sono elementi aggiuntive”. Tuttavia, per quanto riguarda le prospettive, Benini osserva: “Bisogna vedere se Tabacci sarà capace di incarnare un progetto che copra quello spazio”.

Chi ha aderito al Centro democratico

Ma chi sta sposando con entusiasmo il progetto di Tabacci? Oltre al deputato centrista, già presidente della Regione Lombardia a fine anni Ottanta e deputato dal 2001 (quando era esponente dell’Udc), il volto più noto è quello dell’ex presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Dopo gli anni da deputata di Forza Italia, ha scelto di votare la fiducia al governo Conte 2, annunciando il passaggio sotto le insegne della della componente Centro democratico-Italiani in Europa. Il numero due di Tabacci è però Alessandro Fusacchia, già collaboratore di Emma Bonino ed ex Capo di Gabinetto all’istruzione dell’allora ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini. Un altro nome famoso, suo malgrado, è quello dell’ex pentastellato Marco Rizzone. L’improvvisa notorietà è legata alla vicenda dei parlamentari che hanno chiesto, tra cui Rizzone, il bonus Covid di 600 euro erogato dall’Inps. Dopo l’espulsione decretata dal M5S nel settembre 2019, il deputato è transitato al Gruppo Misto, iscrivendosi lo scorso 13 gennaio a Centro democratico-Italiani in Europa.

La componente ha di recente arruolato anche il deputato, proveniente dalla Lega, Carmelo Lo Monte, che siede nei banchi di Montecitorio dal 2006. Si tratta, peraltro, di una vecchia conoscenza di Tabacci: alle Politiche del 2013 è stato eletto nella coalizione di centosinistra, in quota Centro democratico, per poi lasciare il partito nell’agosto 2015. Dopo un passaggio nel gruppo che metteva insieme Partito socialista e Liberali, ha scelto la Lega di Matteo Salvini, nell’ottobre 2017, a pochi mesi dal voto del 2018. Nel 2019 ha detto addio ai leghisti e nel 2021 è tornato, come un figliol prodigo, là dove era andato via sei anni fa. Tabacci, con generosità, ha accolto anche chi è arrivata dal Pd, come Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro dei governi D’Alema e Amato, Salvatore Cardinale. Lei, dopo essere stata accostata a Italia viv nella scorsa estate, ha lasciato i dem per aderire al Misto e poi abbracciare l’iniziativa tabacciana.

I grillini anti-Mes abbracciano Tabacci

Alla componente si è iscritta, un mese fa, pure Gloria Vizzini, la deputata cacciata da Movimento 5 Stelle all’epoca del governo gialloverde per il dissenso verso i decreti Sicurezza. Lo scouting serrato di Tabacci ha portato poi all’ingresso nella componente di Elisa Siragusa, uscita dal M5S poche settimane fa in disaccordo con i vertici pentastellati. Nel Centro democratico figura poi Nicola Acunzo, l’attore prestato alla politica che è stato espulso per la mancata restituzione di parte dello stipendio, come previsto dal M5S. Altri innesti sono Fabio Berardino, Carlo Ugo De Girolamo, Mara Lapia e Antonio Lombardo, che in massa si sono congedati dai grillini in dissenso dal voto sulla riforma del Mes.

Insomma, un Tabacci scatenato, capace di creare un assemblaggio variegato. Un minestrone che, così come è, non porta da nessuna parte in termini elettorale. “Certo, potrebbe essere l’ennesimo partitino, perché Centro democratico non ha avuto e non ha grande consenso”, spiega a IlGiornale.it Carlo Buttaroni dell’istituto Tecnè, che però avvisa: “Tabacci è uno che la politica la conosce, non a caso ha fatto il suo passo adesso. È un politico di razza, ha capito che c’è un vuoto e che a Conte serve un perimetro elettorale”. “Quindi - conclude Buttaroni - è un’operazione intelligente. Ma vive di luce riflessa rispetto a Conte”.

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