"Non daremo il nostro voto..." Conte ora è in preda al panico

La questione Giustizia fa vacillare il governo. Nel mirino di alcuni esponenti della maggioranza la relazione-Bonafede che si voterà la prossima settimana

"Non daremo il nostro voto..." Conte ora è in preda al panico

A meno di una settimana dalla fiducia che il governo ha conquistato faticosamente al Senato tra mille sofferenze e numerose polemiche dovute alle trattative per conquistare i voti dei "costruttori", quelli che un tempo venivano definiti voltagabbana, ecco che l’esecutivo si trova di nuovo a rischio. La fragile maggioranza giallorossa potrebbe, infatti, perdere nuovi pezzi. Almeno sul tema della Giustizia. Alcuni dei tanto esaltati “costruttori” sono già in agitazioni. La relazione del Guardasigilli Alfonso Bonafede, esponente pentastellato non del tutto apprezzato dal Pd e addirittura anche da una parte dei 5s, potrebbe provocare uno smottamento tra i giallorossi, vecchi e nuovi.

Il voto di mercoledì alla Camera e, soprattutto, quello di giovedì al Senato sulla relazione del Guardasigilli diventa così la cartina di tornasole delle difficoltà del premier Conte che sta lavorando per trovare i numeri per rafforzare la maggioranza.

Le previsioni sono nefaste. Il rischio di un disastro per il governo è dietro l’angolo. La prima bordata per Conte arriva da Clemente Mastella, che dei "costruttori" è divenuto una sorta di padre spirituale, non essendo parlamentare non può intervenire direttamente nella questione. Ma non va dimenticato che in Senato c’è Sandra Lonardo, sua moglie. E tra i due le posizioni sono sostanzialmente identiche. La Lonardo non si è ancora pronunciata in modo netto sulla relazione-Bonafede ma il consorte sì. "Non possiamo sostenere un governo che sulla giustizia continua sull'onda del grillismo e dell'anti-garantismo. Abbiamo visioni completamente diverse da Bonafade", ha spiegato il leader democristiano.

Un possibile voto in meno al Senato. Non è poca cosa visto che la maggioranza è decisamente risicata. Ma ve ne sarebbe anche un altro a rischio: quello del socialista Riccardo Nencini. "Questo è un tema dirimente", ha affermato il presidente del Psi e padrone di casa del gruppo che ha accolto Italia Viva a Palazzo Madama dopo l'addio al Pd. Come riporta Il Messaggero, Nencini avrebbe detto agli amici: "Pensate che io il 28 gennaio parteciperò all'importante convegno della Treccani su Leonardo Sciascia, e le sue visioni del diritto che sono anche le mie e non prevedono cedimenti rispetto alla cultura delle garanzie, e non mi sembra un inizio per la nuova stagione governativa quello all'insegna delle posizioni di Bonafede".

Il problema non sono solo i voti in meno al Senato. Vi è anche il rischio che il tentativo di allargare la maggioranza con i centristi naufraghi. Perché, ad esempio, l’Udc difficilmente potrebbe appoggiare norme come quella dei processi che non vanno in prescrizione. La Binetti, che in cambio del ministero della Famiglia o di altre compensazioni sarebbe orientata ad appoggiare l'operazione "costruttori per Conte", adesso si mostra più cauta.

Il quotidiano romano racconta che un ministro del M5s spera in un "miracolo": in poche parole a Palazzo Chigi c’è chi si augura che in Senato a quelli della maggioranza si possano aggiungere i 3 voti dell'Udc, più 3 di Forza Italia e 5 di Italia Viva. Inoltre, la speranza è che tra le file degli azzurri al Senato ci possano essere numerose assenze. Ma pare uno scenario irreale. È vero che i senatori renziani Grimani e Comincini sono pronti a mollare Matteo per tornare nel Pd ma gli ultimi sviluppi politici, con la possibilità di un Conte ter con Italia Viva, ne hanno frenato la marcia. Difficilmente i partiti garantisti come Fi e Udc potranno aiutare il governo sulla relazione-Bonafede.

Uno dei berlusconiani dati in bilico per un passaggio tra i "costruttori", il senatore Vitali, ha assicurato: "La relazione Bonafede non la voterò mai". Stessa posizione del centrista Saccone: "Bonafede? Not in my name!". Netto anche Paolo Romani di Cambiamo!, il movimento di Toti, che già aveva respinto la possibilità di diventare "costruttore" con il suo gruppo comprensivo di Quagliariello. «Siamo disposti a confrontarci con la maggioranza soltanto sulla legge elettorale proporzionale e sederci a un tavolo su questo tema, se ci sarà". No deciso anche dall'ex 5s Giarrusso: "Se prima potevo avare qualche piccolo dubbio ora non ce l'ho più. Voto contro la relazione Bonafede nella maniera più assoluta".

I numeri

La possibilità che Bonfade venga impallinato è alta. C'è chi parla di un possibile pareggio: 156 voti contro di lui e 156 a favore, compresi quelli dei tre senatori a vita, Segre, Cattaneo e Monti. In pratica quasi una riedizione di quanto accaduto lo scorso martedì al Senato. Ma bisogna vedere cosa faranno la Lonardo e Nencini che, invece, avevano votato la fiducia. I contrari, quindi, potrebbero prevalere.

Quanto accade e accadrà sulla relazione-Bonafede è la prova della fragilità della maggioranza. Lunedì si terrà la conferenza dei capigruppo e qualcuno potrebbe chiedere lo slittamento del voto. Un modo per prendere altro tempo. Ma prima o poi i nodi verranno al pettine.

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