Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 22:10
In evidenzaAggiornato alle ore 22:10
Cronaca nera

Noi insegnanti e le vite fragili

Mentre scrivo queste righe, ancora non conosco il nome della ragazza che è stata trovata morta impiccata nell'edificio cinque dell'università Iulm, dove anch'io insegno, nella stessa facoltà dove era iscritta

"Sei un mostro, vattene". Dopo l'incidente il bimbo deve cambiare istituto

Mentre scrivo queste righe, ancora non conosco il nome della ragazza che è stata trovata morta impiccata nell'edificio cinque dell'università Iulm, dove anch'io insegno, nella stessa facoltà dove era iscritta. Potrei dunque essere stato suo insegnante, proprio nello scorso semestre, e chi legge può ben capire la mia angoscia. Sembra che nella lettera che è stata trovata la ragazza parli del suo fallimento, tanto negli studi come nella vita, ma alle lettere dei suicidi è lecito non credere: i bilanci che presentano sono perlopiù sommari e insufficienti. Ma il gesto compiuto va molto al di là delle parole scritte: qui sta la tragedia. Puoi tirar fuori tutte le motivazioni che vuoi, il fallimento scolastico, un amore finito, l'incomprensione degli amici, l'ottusità dei genitori, il bullismo fisico e mediatico, la scoperta di una malattia, eccetera. Eppure, l'atto con cui un essere umano pone fine alla propria vita rimane nella sua assurdità, a ricordarci fino a che punto l'assurdità può regnare nelle nostre giornate. Basta, diceva Pirandello, un solo istante di vuoto: un istante fuori dall'ingranaggio.

Ma io penso anche a me, che insegno, e a tutti quelli che insegnano non importa dove: scuola, università, corsi professionali, master... E penso anche ai genitori, ai nonni, a chiunque abbia un ruolo formativo, o educativo. A cosa siamo tenuti, per esempio, noi insegnanti? A fare bene il nostro lavoro, a garantire un alto livello nei contenuti e nel metodo. Ci sono richieste competenza, precisione comunicativa, capacità di valutazione e, se possibile, una certa capacità di affascinare gli studenti.

Tutto questo non impedisce però a qualcuno di togliersi la vita. Un giovane è sempre fragile, e più ancora lo è chi ha passato parte dell'adolescenza (ma è solo un esempio) al tempo del Covid, quando la solitudine ha moltiplicato i possibili istanti di vuoto di cui parlava Pirandello. Un insegnante oggi non può non considerare questa variabile. So che non è tenuto a farlo, ma non farebbe bene il suo lavoro se non tenesse conto che qualcuno dei suoi allievi potrebbe uccidersi magari per una risposta in tono sprezzante, o per un voto basso.

Con questo non voglio certo dire che ci si debba sentire in colpa davanti a simili tragedie. Il dolore è già abbastanza grande. Niente sensi di colpa, perciò, ci mancherebbe: già un genitore controlla una piccola parte della vita dei suoi figli, figuriamoci un docente universitario. Tutto questo però non toglie che, sia pure per lo 0,1% di incidenza che la nostra persona può avere sul destino di chi ci sta davanti, questo 0,1% vada curato con estrema attenzione: che per lo 0,1% sotto la nostra competenza noi facciamo di tutto - fino a dare la vita - affinché quella eventualità sia scongiurata. Davanti a un insegnante non ci sono solo volti, cervelli: ci sono dei destini. E questo, pur comprendendo l'importanza della tutela dell'eccellenza e del merito, conta più di tutto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.