Ma allora proprio non riesce a resistere. Ghali senza polemica non riesce a stare. Con un post sui social ieri ha in sostanza accusato di "censura preventiva" l'organizzazione della Cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di questa sera. Linguaggio aulico. Tono categorico. Indirizzato "a tutti". Ecco l'inizio: "Lo so. So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l'Inno d'Italia" ha scritto. In sostanza non può cantare l'inno in quanto Ghali e non perché magari nella stessa cerimonia ci sono altri artisti più titolati o più rappresentativi o, perché no?, anche più bravi. Insomma vede un complotto pure alla vigilia della sua partecipazione a un evento che dovrebbe accrescere lo spirito più armonioso e sportivo e invece, in questo caso diventa il pretesto per l'ennesima contestazione. Lecita per carità, ogni pensiero è libero nelle nazioni libere. Ma c'è circostanza e circostanza. C'è situazione e situazione. E questa non è decisamente la situazione ideale per fare altre polemiche, per accendere altri animi, per scatenare altri dibattiti. No, le Olimpiadi dovrebbero essere tutt'altro.
Prendete Snoop Dogg, un rapper che non è proprio uno stinco di santo a furia di eccessi e contestazioni. Come ha fatto a Parigi 2024, è arrivato a Milano in santa pace, ha fatto il tedoforo, è andato da McDonald's, ha giocato a bocce, insomma si è calato perfettamente nel clima olimpico.
Ghali no. Ghali contro tutti.
Lui continua così: "So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all'ultimo era di troppo. So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un Gran Teatro". In ogni caso "Ghali" e "silenzio" sono un ossimoro, visto che ha sempre pubblicamente preso posizioni di tutti i tipi, anche a favore dell'Associazione dei Palestinesi in Italia guidata da Mohammed Hannoun, considerato vicinissimo a Hamas: "Grazie per quello che fate", "Spero di vedervi presto", "Vi voglio bene". A prescindere da qualsiasi simpatia politica o culturale, tanti artisti sono stati criticati o addirittura bannati per prese di posizione molto meno evidenti ed entusiaste a favore di soggetti poi finiti sotto accusa per reati gravi ai confini del terrorismo.
Il lungo post di Ghali si conclude con un "a domani" che dovrebbe suonare ottimista e beneaugurante. Iniziano le Olimpiadi nelle quali, come è evidente, lo spirito dovrebbe essere conciliante. A meno che uno dei protagonisti della cerimonia iniziale lo tradisca e soffi forte sulla fiaccola della polemica.