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"Non rivelò segreti: Delmastro va assolto". Si rovescia il processo sulla vicenda Cospito

Sentenza per il 20 maggio. In primo grado l'ex sottosegretario condannato a 8 mesi

"Non rivelò segreti: Delmastro va assolto". Si rovescia il processo sulla vicenda Cospito
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Rivelare in Parlamento la chiacchierata sul 41bis tra l'anarchico Alfredo Cospito, una delegazione Pd e alcuni mafiosi suoi "compagni" di ora d'aria non è reato, come da sempre sostiene il Giornale. Adesso che il primo nemico dell'abolizione del carcere duro Andrea Delmastro è stato condannato in primo grado a otto mesi per averlo raccontato e infine allontanato dal ministero della Giustizia (e con lui, forse, anche il piano per accorpare tutti i detenuti al 41bis in sette penitenziari, come rivelato dal nostro quotidiano nei giorni scorsi) se ne accorgono anche i magistrati.

Per il sostituto procuratore generale Tonino Di Bona - con Delmastro presente in aula davanti ai giudici della terza Corte di Appello della Capitale - non vi era "certezza sulla segretezza, erano a limitata divulgazione ma nessuno ne aveva segnalato la riservatezza". Il 31 gennaio 2023 alla Camera Giovanni Donzelli (Fdi) aveva rivelato di aver saputo da Delmastro che qualche giorno prima (il 12 gennaio) Debora Serracchiani, Walter Verini, Silvio Lai e Andrea Orlando erano andati al carcere Bancali di Sassari a trovare l'anarchico Cospito in sciopero della fame per l'abolizione del regime più odiato dai boss. Con alcuni mafiosi di primissimo piano l'anarchico si era lamentato del carcere duro, impegnandosi a caldeggiarne l'abolizione. Tanto che la delegazione dem si sarebbe messa a chiacchierare di 41bis anche con l'artificiere della strage di Capaci Pietro Rampulla, con il killer di ndrangheta Francesco Presta e con il camorrista Francesco Di Maio.

In primo grado i giudici dell'ottava sezione penale del Tribunale di Roma (con la Procura capitolina convinta del contrario) avevano stabilito che aver rivelato l'incontro tra Cospito e il Pd avesse comportato "un concreto pericolo per la tutela e l'efficacia della prevenzione e repressione della criminalità", smentendo la lettura di un Delmastro dipinto da legali e Procura come "superficiale". "Il fatto non sussiste", sostiene da sempre il legale di Delmastro, Giuseppe Valentino, secondo cui "era una conversazione tra due parlamentari su atti non classificati, siamo fiduciosi". Ma al Giornale l'ex Csm e ex Dap Sebastiano Ardita l'aveva detto sin dall'inizio: "Il contenuto delle relazioni tra polizia penitenziaria e altri detenuti non mi pare segreto, sono atti che il ministero può e deve utilizzare e rendere pubblici se intende mantenere il 41bis, non vedo perché non possa comunicarne il contenuto ad un membro del Parlamento", come peraltro già successo in passato con altri detenuti eccellenti come Totò Riina.

I quattro parlamentari Pd si erano costituiti parte civile e avevano chiesto un risarcimento perché Delmastro e Donzelli avevano rivelato alcuni passaggi contenuti in una relazione riservata (non segreta) della polizia penitenziaria che a Donzelli aveva consegnato due giorni prima Delmastro, allora sottosegretario con delega al Dap, da cui emergeva la loro chiacchierata sia con Cospito sia coi mafiosi al 41bis. Per i giudici romani Delmastro poteva leggerli ma non divulgarli, per Procura di Roma e Pg invece quelle relazioni sono a "limitata divulgazione", dato che il regime del 41bis - deciso dall'allora Guardasigilli Marta Cartabia con il sì del Pd che oggi ha cambiato idea per "salvare" Cospito (vedi i tweet di quei giorni) - è un'inasprimento del regime carcerario deciso dal Parlamento.

A Sassari "abbiamo parlato con tutti", era stata la linea difensiva del Pd, sarebbe falso sostenere che avrebbero parlato con i tre mafiosi solo perché "indirizzati" da Cospito. Vedremo a chi darà ragione la Corte d'appello.

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