Meno tre giorni al referendum. Il confronto su Sky tra Carlo Nordio ed Enrico Grosso registra un garbato passo indietro del fronte del No, proprio sullo slogan che ha dominato la campagna in questi mesi.
Il ministro della Giustizia è quasi spiazzato dal fatto di non dover smentire, come al solito, che si vuole un pm controllato dall'esecutivo. Il presidente onorario del Comitato giusto dire No, infatti, riconosce subito che "il problema non è la separazione delle carriere e l'assoggettamento del pm da parte del governo", ma sposta il discorso sul sorteggio "umiliante" per i membri dei due Csm. "C'è un indebolimento di tutti i magistrati - dice Grosso-, perché la loro forza è anche in un Csm che viene smantellato, svuotato, perché non più elettivo come volevano i Padri costituenti. E questo ha conseguenze su autonomia e indipendenza che in astratto rimangono tutelate ma sono minate in concreto".
Nei 40 minuti di faccia a faccia si entra nei contenuti della riforma e Nordio spiega: "Se vince il Sì non avremo più accusatori e giudici che al Csm si danno i voti a vicenda per valutarsi nella carriera. Il cittadino sarà più tranquillo, avrà più garanzie nel vedere un giudice imparziale, al di sopra delle due parti del processo".
Il giorno dopo la conferma della riforma, sottolinea il Guardasigilli, "la parola d'ordine sarà collaborazione: ci dovremo sedere al tavolo, con tutte le parti, per decidere sulle leggi di attuazione che ci allineeranno alle grandi democrazie ed elimineranno il residuo fascista dell'unitarietà delle carriere".
Se invece vincerà il No "non ci sarà nessun effetto sul governo e il parlamento".
Grosso non crede alla mano tesa, dice che l'Anm e i contrari alla riforma non hanno rifiutato il confronto, ma non sono stati ascoltati e adesso "è difficile pensare che il governo voglia davvero collaborare, temo il futuro per la sistematica delegittimazione della giustizia che si vede nella critica di ogni sentenza di cui si parla".
Rispondendo alle domande dell' intervistatore, con tempi cronometrati, i due duellanti sembrano in effetti inchiodati a posizioni molto lontane. Nordio insiste che "i due nuovi Csm saranno liberi e autonomi, ma giudici e pm avranno due culture diverse, una basata sull'imparzialità, l'altra sulle indagini".
Grosso sostiene che per completare la separazione delle carriere "bastava una legge ordinaria per dividere i concorsi, fare una formazione diversa per giudici e pm, addirittura fare nel Csm due sezioni disciplinari distinte", ma in realtà dividere l'organo di autogoverno, "modificarne le competenze togliendo la più delicata, quella disciplinare, introdurre il sorteggio per i suoi membri, serve ad indebolirlo, mentre in tutto mondo i Csm sono elettivi anche con le carriere separate". Un sorteggio "asimmetrico, perché i laici la politica li sceglierà da una sua lista e si sostituiranno alle correnti della magistratura le correnti della politica".
Argomenti che non reggono, per Nordio
perché "il sorteggio elimina il vincolo tra elettori ed eletti, un intreccio antipatico che induce a piaceri reciproci". Quanto al potere disciplinare, lui lo toglierebbe al Guardasigilli e infatti lo esercita molto poco.