Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano oggi si apre la 64esima edizione alla Fiera di Rho Pero alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo il Covid, la guerra in Ucraina, i dazi, ora la guerra in Medio Oriente, il Salone mostrerà ancora una volta la sua resilienza.
"Quest'anno il contesto internazionale è molto, molto sfidante. Arriviamo dopo un anno di lavoro intensissimo di promozione internazionale e abbiamo un Salone che si riconferma aperto al mondo, con due nuovi progetti che in qualche modo allargano non solo il pubblico, ma anche il network del Salone stesso, che apre delle prospettive nuove".
L'impronta della guerra sulla Fiera sono le defezioni improvvise da Libano, Emirati Arabi e India, che per la prima volta si sarebbero presentati in Fiera...
"Sì, da un lato ci sono state defezioni per problemi di natura logistica, dall'altro abbiamo la conferma di diverse delegazioni internazionali di buyer o istituzioni come le Camere di Commercio di diversi paesi dell'area del Golfo, abbiamo architetti e designer dal Libano. Segnali estremamente positivi che sono il risultato del lavoro di promozione internazionale che abbiamo fatto, cui si aggiunge l'evento organizzato a Riyad nel novembre scorso".
Se dovesse elencare gli ostacoli che avete incontrato nell'organizzazione?
"Il conflitto in una zona che è uno snodo nevralgico per le merci, arrivato a ridosso dell'apertura, non ci ha dato neanche il tempo di capire. Abbiamo dovuto reagire in modo molto veloce sugli aspetti logistici e sulla diplomazia per i visti. Lo sforzo più grande è stato fare i conti con una situazione in costante evoluzione, che ha criticità aperte un po' ovunque. Ci sono comunque dei segnali positivi dal punto di vista della biglietteria, ma soprattutto dei riscontri dei giornalisti accreditati".
Su cosa vi siete concentrati nell'organizzazione dei contenuti?
"Abbiamo lavorato su tanti fronti: da un punto di vista organizzativo e curatoriale cercando per esempio con Raritas di introdurre il nuovo filone del collectible design che accosterà icone, pezzi unici e outsider tra edizioni limitate, antiquariato e alta manifattura creativa, che da un lato può attrarre un pubblico ancora più più profilato e dall'altro offre una riflessione sul mondo del design e su quei pezzi che restano nel tempo, aumentando di valore".
Quest'anno debutta il Contract, che avrà un suo padiglione l'anno prossimo.
"Sì, inizia il cammino che porterà al padiglione Contract nel 2027: avremo la Lectio magistrale di Rem Koolhaas e la presentazione del masterplan a cura di Oma per il padiglione che vedremo appunto nel 2027. Abbiamo invitato diverse centinaia di buyer, abbiamo creato una piattaforma digitale che mette in contatto gli espositori che di contract si occupano con gli operatori internazionali del settore. Domani si tiene un forum interamente dedicato a questo argomento".
Grande spazio anche al palinsesto culturale con due mostre all'interno della Fiera.
"Abbiamo lavorato tantissimo sul programma culturale che abbiamo prima promosso nel mondo da Shanghai a Osaka e New York. Anche "Red in progress. Salone del Mobile.Milano meets Riyadh" aveva una fortissima componente culturale. In Fiera ci saranno una serie di talks all'Arena, venerdì la Notte bianca degli archivi altra iniziativa che sottolinea l'importanza del progetto e della memoria".
Tornando all'aspetto culturale, quest'anno le mostre sono tutte dentro la Fiera, mentre l'anno scorso avete regalato alla città delle installazioni straordinarie. Perchè?
"Abbiamo deciso di lavorare sull'esistente, ecco perché La notte bianca degli archivi o Raritas, progetto che ha avuto una gestazione di tre anni e ha assorbito tanto impegno e concentrazione. E poi in qualche modo, la Library of Light di Devlin, ospitata lo scorso anno in Brera, è stata riallestita a Miami, quindi sta vivendo una vita propria. La Pietà Rondanini è stata riallestita al Maxi di Roma. Secondo noi è interessante fare delle cose che acquisiscono vita propria. Così quest'anno la mostra Abito partirà dalla Fiera e girerà il mondo. Stiamo cercando di lavorare sulla longevità di quello che facciamo contro un certo consumismo. Alla fine il focus del Salone è produrre valore e opportunità di business per le aziende che partecipano, che duri nel tempo".
Come sta evolvendo il design?
"Dal mio punto di vista di imprenditrice vedo una riscoperta dei saperi artigianali e di come questi possono essere integrati nella produzione industriale. Penso che questo aspetto sia molto interessante e Raritas porta avanti questa sperimentazione.
Dall'altro abbiamo parlato di Contract, che apre una prospettiva diversa: qui il mobile diventa un vero e proprio servizio, una commodity. C'è questa dicotomia: da un lato lo zoom sul dettaglio, dall'altro una prospettiva più ampia del Contract, degli spazi pubblici e condivisi".