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Le Ong ci dichiarano guerra "Violeremo ancora le regole"

La sfida dopo il fermo di due navi "ribelli". Molteni: "Alla prossima scatta il sequestro". E Meloni va a Tunisi

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L e Ong del mare, soprattutto quelle tedesche, le più estremiste, sono in rivolta contro lo stop alle loro navi per aver violato la legge nel soccorso dei migranti. E stanno gettando la maschera, con l'appoggio di alcuni talebani dell'accoglienza italiani, nell'offensiva contro «la nuova strategia dell'Italia» sull'emergenza immigrazione bollata come «perfida e trasparente».

Non solo: la campagna estiva è iniziata con la flotta schierata compresa la nave di Emergency, Life support, quella della Ong Humanity e il veliero Nadir che stanno dirigendosi verso i porti assegnati con 124 migranti a bordo.

La scintilla è il fermo di 20 giorni e multa di 3.300 euro a due navi: la Mare Go e la Sea Eye 4, entrambe di Ong tedesche, che negli ultimi giorni hanno soccorso dei migranti violando palesemente le regole imposte dal cosiddetto decreto Piantedosi. Gordon Islar, presidente di Sea Eye non ci sta e lancia l'offensiva contro Roma. «La nuova strategia dell'Italia è perfida e trasparente. I lunghi viaggi verso porti assegnati e lontani significheranno sempre che dovremo decidere durante il viaggio se rispondere a più chiamate di soccorso in arrivo. Certo che lo facciamo, e questo poi porta ad accuse di violazione delle leggi italiane». Secondo Isler «è un altro riprovevole tentativo di criminalizzare il salvataggio in mare e la fuga stessa per giustificare un'azione statale sempre più brutale». In pratica una «dichiarazione di guerra» aggravata dal fatto che Sea Eye, come ha ammesso il presidente del Partito popolare europeo, il tedesco Manfred Weber, è sostenuta dalla Germania. La seconda nave sottoposta a fermo amministrativo è Mare Go, cacciata dai greci, che sono ben più decisi di noi. Giovedì pomeriggio aveva soccorso 36 persone «sventando un tentativo di intercettazione e cattura in acque internazionali da parte della Marina militare tunisina» rivela Mediterranea, cartello italiano dei talebani dell'accoglienza. Adesso non solo quelli che partono dalla Libia, ma pure i migranti illegali salpati dalla Tunisia, porto ben più sicuro, non possono venire riportati indietro secondo le Ong che si sentono di sopra delle leggi e si sostituiscono agli Stati.

L'imbarcazione dell'ennesima Ong tedesca doveva dirigersi a Trapani e invece si è fermata a Lampedusa giudicando il porto indicato dalle autorità italiane troppo lontano.

Mediterranea di Casarini e soci, che non vanno più in mare, ma pontificano, ha subito preso le difese degli estremisti tedeschi dell'accoglienza. «Il doppio sequestro dimostra una sola cosa: l'unico vero obiettivo del decreto Piantedosi è colpire, ostacolare, impedire l'attività di soccorso delle navi della flotta civile. Inutile dire che, anche questa volta, questo illegittimo attacco andrà a scontrarsi con la realtà dei fatti». Ovvero con l'arroganza e disprezzo delle norme da parte delle Ong più radicali. Anche Sea watch, altra Ong tedesca, è scesa in campo. «Solidarietà a Mare Go e Sea Eye, punite per aver salvato vite in mare. Lo Stato inventa leggi ingiuste per calpestare i propri doveri e criminalizzare la società civile, che può e deve disobbedire per pretendere il rispetto dei diritti di chi fugge» è l'appello alla «battaglia» contro l'Italia.

Il sottosegretario all'Interno, Nicola Molteni, ha replicato che «alla prossima violazione scatta il sequestro (definitivo, ndr). Il Governo non delega a imbarcazioni private che battono bandiera straniera, finanziati da Stati esteri, il controllo delle frontiere e il soccorso».

Nel frattempo dal primo giugno abbiamo sfondato i 50mila sbarchi e nelle ultime 24 ore a Lampedusa sono arrivati 600 migranti. Non è un caso, che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia parlato ieri al telefono con il presidente tunisino, Kais Saied, di settore energetico, investimenti e sostegno dell'Italia alla Tunisia nei negoziati con il Fondo Monetario Internazionale e nella gestione dei flussi migratori. La premier ha accettato l'invito a recarsi in visita a Tunisi, una missione che sarà cruciale per provare a scongiurare l'ondata prevista di arrivi illegali durante l'estate.

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