Lo scandalo Xylella arriva in aula al Senato: con un'interrogazione al ministro all'Agricoltura Francesco Lollobrigida (nella foto), sono i Cinque Stelle a chiedere chiarimenti sulla gestione scellerata delle risorse in Puglia da parte dell'"ex capo" Michele Emiliano.
Ed è anche interesse di Fdi - che dai banchi della Regione Puglia ha chiesto l'invio di un commissario - fare chiarezza su come sono stati amministrati i fondi per l'emergenza dei batteri che hanno distrutto 20 milioni di ulivi, causato due miliardi di danni e bruciato 5mila posti di lavoro.
Dopo l'inchiesta del Giornale, arriva il momento di fare luce sulle zone d'ombra che presto potrebbero finire anche sotto la lente d'ingrandimento della giustizia. La mala gestione dei fondi si è infatti accavallata con due campagne elettorali regionali e ha bloccato per anni fondi pubblici: 230 i milioni ricevuti dalla Regione Puglia per la Xylella. Soldi finiti ad aziende chiuse, a titolari morti o che non avevano alcun ulivo: pratiche ferme con danni collaterali per chi, invece, ne aveva diritto. Dalle verifiche condotte da Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) nel novembre 2025 è emerso che, sui 122 milioni di euro stanziati tra il 2016 e il 2022, circa 18,8 milioni sarebbero stati concessi a beneficiari che non hanno piantato nemmeno un ulivo: 2.500 aziende che avevano cessato l'attività o addirittura chiuso per decesso del beneficiario. In sostanza i milioni destinati alla Regione non avrebbero prodotto risultati né in termini di contenimento del batterio né di reale sostegno agli agricoltori.
E già la Corte di giustizia dell'Unione europea condannò nel 2019 l'Italia per non aver attuato piani anti Xylella. Secondo i conti richiamati dal Ministero, risulterebbero inoltre 45 milioni di euro trasferiti e non spesi, neppure impegnati, nel bilancio regionale.