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Paura in Alto Adige, 25 persone travolte dalla valanga: due morti e tre feriti

Sul posto elicotteri e 80 soccorritori: grave 26enne bresciana, ora a Innsbruck

Paura in Alto Adige, 25 persone travolte dalla valanga: due morti e tre feriti
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Solo pochi giorni fa, il 12 marzo, l'Alto Adige aveva ricordato l'anniversario della maxi-valanga di Monte Nevoso, la più grave tragedia degli ultimi decenni nella zona con sei vittime.

Dieci anni dopo le montagne altoatesine diventano il teatro di un'altra disgrazia con un bilancio terribile: due morti, tre feriti gravi e 25 persone coinvolte. La comitiva di escursionisti austriaci si trova in Val Ridanna, nella zona di Racines, quando la slavina si stacca. Alle 11,40 di sabato - ormai sul pendio a 2.445 metri di quota nei dintorni della Cima di Incendio - gli scialpinisti vengono travolti dalle masse nevose. Il distacco della valanga avviene precisamente sulla Hohe Ferse (Tallone Grande), montagna di 2.669 metri sul crinale tra le due valli.

Dopo l'allarme scatta immediatamente un'enorme operazione di soccorso con l'impegno di sei elicotteri: cinque dall'Alto Adige (i tre Pelikan e l'Aiut Alpin Dolomites insieme alla Guardia di finanza) e il Christophorus 1 di Innsbruck, in Austria. Sul posto si mobilitano tutte le squadre della zona, per un totale di circa 80 operatori tra Soccorso alpino e vigili del fuoco. D'altronde è arduo l'intervento di recupero di tutti gli escursionisti coinvolti nella zona, al punto che per rintracciarli vengono attivate anche unità cinofile.

Ad agevolare le operazioni è stato l'Artva, il dispositivo sonoro per la localizzazione di cui erano equipaggiati tutti gli scialpinisti presenti a Cima di Incendio. Ma una volta raggiunta l'area della slavina la situazione è apparsa subito grave, perché se molti degli escursionisti bloccati erano stati solo sfiorati dalle masse nevose, altri ne erano stati travolti completamente. I soccorritori recuperano i corpi senza vita di due altoatesini: Martin Parigger, guida alpina del gruppo, 62 anni, e Alexander Frötscher, 56enne anche lui originario di Ridanna, ma residente in Austria. Altri tre turisti vengono trasportati con ferite profonde. La più grave è una 26enne di Brescia che è stata trasportata alla Clinica universitaria di Innsbruck. Ben quattro gli ospedali mobilitati - a Merano, Bolzano, Bressanone e Innsbruck - dove sono arrivati i feriti (in tutto una decina, secondo la centrale operativa di Bolzano).

Continua dunque l'anno nero per l'Italia ad alta quota. In base ai dati dell'European Avalanche Warning System, siamo infatti il Paese europeo che conta più vittime di valanga: sono 35 nel corso di questa stagione invernale. Un dato choc che è triplicato rispetto allo scorso anno. Da una parte abbondanti nevicate e vento forte, dall'altra temperature elevate e strati di manto sottili. È questo il mix che ha contribuito all'incremento degli incidenti sulle cime bianche.

Lo dimostra il caso della Valridanna, dove il grado di pericolo risulta moderato. I tecnici ribadiscono che con le condizioni attuali, in questo periodo dell'anno nemmeno i più esperti dovrebbero avventurarsi sulle montagne.

Ogni passo falso può infatti essere fatale e nel 95% dei casi sono sempre le azioni dell'uomo a generare le slavine. Come accaduto pochi giorni fa sul Ghiacciaio Presena, dove un 20enne polacco è stato ucciso da una valanga mentre faceva fuoripista in un canalone.

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