Tre volte senatore, una volta deputato e sottosegretario alla Cultura. Prima prodiano, poi renziano: Andrea Marcucci, uno dei big del Pd ai tempi di Matteo Renzi, consegna al Giornale la sua intenzione di voto: Un Sì convinto e coerente con il Pd riformista". E giudica un errore il No di Schlein e Conte.
Marcucci, cosa voterà?
"Ovviamente, Sì".
Un Sì convinto?
"Convinto e coerente con la mia storia politica. Io sono stato eletto la prima volta alla Camera nel 1992 con il Partito liberale italiano. La separazione delle carriere nel sistema giudiziario era un pilastro del nostro impegno politico. E il mio Sì è anche coerente con il mio percorso nel Pd riformista. La divisione delle carriere tra pm e giudici è l'approdo naturale della riforma Vassalli della giustizia. Questa riforma è stata nelle linee programmatiche del Pd nel 2022. Quindi sono rimasto coerente. Senza elencare la lista di personalità di sinistra che voteranno Sì".
Nel Pd sembrano esserci tanti No poco convinti. Cito Delrio, Guerini, Verini.
"Questo è il risultato di un posizionamento supino rispetto alla segretaria. L'attuale legge elettorale favorisce una tendenza al posizionamento supino. Le liste per il Parlamento non si decidono più nelle segreterie, non si discutono in direzione. Ma si decidono esclusivamente sulla scrivania di Elly Schlein. È chiaro che se la segretaria sceglie il No, raramente chi ambisce alla rielezione si oppone".
Solo Pina Picierno
"Onore a Pina Picierno che con una posizione coraggiosa è rimasta coerente a quel Pd riformista. Il suo è un voto che tiene conto del merito della riforma".
Il Campo largo ha politicizzato il voto
"Sì, per me questo è un errore. Un errore che commise anche il centrodestra nel 2016 quando decise di non entrare nel merito della riforma Renzi. Oggi con il No si cerca di abbattere Meloni, e non si pensa alla riforma della giustizia".
Ha fatto bene Meloni, rispetto all'errore di Renzi, a non trasformare il referendum in un voto sul governo?
"Ha fatto bene a non politicizzare. Va anche detto che però negli ultimi giorni anche da parte del centrodestra il voto è stato politicizzato".
La separazione delle carriere faceva parte del vostro programma. Perché non è stata approvata?
"Faccio mea culpa. L'addio alla separazione delle carriere fu uno dei tanti errori commessi nel 2019 pur di stringere un patto con il M5s. Direi una delle tante battaglie a cui il Pd ha rinunciato".
Se vince il No, chi ne trae vantaggio? Conte o Schlein?
"Nessuno dei due".
E allora chi?
"La magistratura politicizzata assumerà la leadership del campo largo. Con questo voto i pubblici ministeri sono diventati partito politico. Io sono terrorizzato all'idea che domani in un'aula di Tribunale potrò trovare un giudice che è sceso in campo in una competizione elettorale e si schierato contro di me. Ho paura".
Lei lo conosce bene. Renzi non chiarisce il suo voto...
"Lo conosco benissimo. Non lo so. Mi auguro che voti Sì".
Partito liberal democratico suo e di Marattin. Votate Sì. Andate verso il centrodestra?
"Assolutamente no. Riteniamo che né centrodestra né centrosinistra oggi siano in grado di intercettare valori e proposte liberali".