Un "fottuto partito". È così che Askatasuna si auto-definiva in un'intercettazione. Il virgolettato è contenuto nella memoria per il primo grado del sostituto procuratore Manuela Pedrotta, incaricata del caso dalla procuratrice Lucia Musti. L'atto è confluito nell'appello, dopo che il Tribunale di Torino ha rigettato l'accusa di associazione a delinquere. Mattia Marzuoli, imputato e per la Procura numero due di "Aska", diceva a due "sodali" che la loro organizzazione "non può definirsi come un semplice collettivo ma come un fottuto partito". E in un'intercettazione ambientale si rintracciano richiami espliciti, tutti a sigle internazionali.
Nelle carte della Procura si legge: "Indicativo in tal senso è quanto emerso durante la conversazione... nel corso della quale... sottolineano la necessità di intraprendere un percorso che li porti, anche se ci vorrà del tempo, ad una dimensione tipo partito, tipo alla Hezbollah o alla sudamericana o Eta... a quella roba lì alla spagnola, sudamericana, medio orientale". Insomma, gli esponenti di "Aska", che in primo grado hanno subito condanne per singoli episodi, avevano un vero e proprio piano prospettico. Un progetto che, nelle menti del direttivo di "Aska", avrebbe dovuto superare una fase in cui il movimento si era soprattutto soffermato sulla causa del Kurdistan. A parlare tra loro del futuro degli autonomi erano Dana Lauriola, Stella Gentile e Umberto Raviola, tre membri che la Procura considera apicali. E tutti e tre imputati in questo maxi-processo. Ma nella memoria c'è tanto altro.
Del resto per far sì che "Torino" diventi "come Minneapolis" ai tempi del Black Lives Matter - operazione riuscita più volte "grazie" agli scontri con le forze dell'ordine, se non superata - servono struttura, numeri, capacità e mezzi. Per quel che riguarda gli "strumenti", a seconda degli episodi, la Digos rinviene e sequestra "diversi bulloni d'acciaio, bombe carte esplose e i frammenti di ordigni artigianali, costruiti collegando alle bombe carta, con del nastro isolante, bombolette metalliche di gas e bulloni, al fine di aumentarne le potenzialità e la micidialità". Tutto questo in seguito a un "attacco notturno al cantiere di Chiomonte" nel 2021. In un'altra circostanza vengono rintracciati "fionde, frombole, tubi di lancio per razzi e, per la prima volta una grande arma da lancio artigianale", ossia la poi arcinota "sparapatate", utilizzata a lungo nelle "azioni violente in Val di Susa". Uno "strumento artigianale - si legge sulla memoria - equiparato ad un'arma letale, in grado di lanciare oggetti a lunga gittata a una velocità di proiettile". L'elenco si estende ancora per pagine e pagine. Non è l'arsenale di Hezbollah e neppure quello dei baschi dell'Eta, ma per l'accusa processuale questi elementi sono utili a dimostrare la natura associativa del centro sociale torinese, trasformatosi in un trentennio nel centro di propulsione degli autonomi europei. Sempre nella conversazione ambientale tra Lauriola, Gentile e Raviola, quest'ultimo disegna una strategia: "...Cioè rivoluzionari per sempre per cui se ti giochi bene le tue carte si potrebbe fare come hanno fatto i bolscevichi che non erano un cazzo di nessuno ed hanno vinto facendo un colpo di Stato, per cui bisogna solo azzeccare le cose giuste".
"Aska", per la Procura, può vantare una gerarchia precisa. Per i giudici torinesi, almeno per quelli di primo grado, non è un'associazione a delinquere. Il leader, per l'accusa, è Giorgio Rossetto, detto "Wallace". Mattia Marzuoli è un "punto di riferimento per gli altri come lo sono" Umberto Raviola e Stella Gentile. Poi c'è Guido Borio, "ideologo del sodalizio", che ha militato in Lotta Continua e Autonomia operaia. Bonadonna Andrea detto "Cibau" viene definito come "uno degli uomini di fiducia di Rossetto". Dana Lauriola, per l'accusa, "svolge il ruolo fondamentale di portavoce ufficiale di Askatasuna".
A Umberto Raviola, ancora, "negli ultimi anni sono stati attribuiti compiti spesso decisionali". Poi nelle carte trovano spazio altri nove nomi, per un totale di 16 persone imputate per associazione a delinquere. La seconda udienza del maxi-processo è prevista per il 18 maggio.