"In Italia se voti No diventi un testimonial, se voti Sì sei un lacchè". Il conduttore di Raidue Pierluigi Diaco (nella foto sotto) si schiera a favore della riforma della giustizia e denuncia l'ostracismo del mondo dello spettacolo che viene riservato a quei pochi, come lui, che hanno il coraggio di esporsi per il sì al referendum.
"Questa narrazione è talmente insopportabile che pago volentieri il prezzo di essere liquidato come l'amico di, il servo di e via dicendo", commenta Diaco all'Adnkronos facendo notare che "chi vota Sì fa parte di uno schieramento largo e non ideologico ma chi, tra il mondo dello spettacolo e del giornalismo, dichiara di votare No è destinato a stare in quella eterna comfort zone chiamata salvatori della patria". Tutto questo, secondo il conduttore Rai, è "ridicolo", ma drammaticamente vero. Sulle colonne del Giornale, però, l'attore Michele Placido e i cantanti Andrea Bocelli e Fausto Leali hanno sfidato il conformismo e hanno dichiarato che voteranno Sì al referendum. Molti altri artisti lo faranno, in religioso silenzio probabilmente per paura di essere offesi e ghettizzati dal "circolino che conta". Stasera, invece, al teatro Italia di Roma si terrà una serata organizzata dal Fatto Quotidiano sulla Costituzione e sul referendum, una maratona per il No a cui parteciperanno i soliti noti dello star-system italiano: Nanni Moretti, Fiorella Mannoia, Elio Germano, Pif, Valeria Golino, Michele Riondino, Laura Morante, Frank Matano e il regista Fausto Brizzi. In pratica, l'ennesima sfilata di una certa intellighenzia che non vuole e non può far mancare il suo sostegno al fragile centrosinistra italiano. Centrosinistra che ieri si è riunito a piazza del Popolo per una manifestazione unitaria a cui hanno partecipato tutti i leader. Il primo politico a prendere la parola è Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista, partito che ha occupato lo spazio sotto il palco con una grande bandiera della pace e i suoi militanti avevano cartelli con la scritta: "Votiamo no. Lasciate in pace la Costituzione". Tra una bandiera della Cgil e una della Palestina, sventolata da una militante in piazza perché "se la stanno già scordando", sul palco si sono alternati gli interventi di Sonia Bergamasco e Monica Guerritore e i videomessaggi di Marisa Laurito e altri intellettuali di sinistra. D'altronde in questi giorni c'è anche l'appello di 1.700 artiste e giuriste che hanno sentenziato: "Votare no è femminista". Ieri, invece, si è registrato l'appello delle "Donne per il Sì" tra cui l'ex ministro Margherita Boniver, l'ex deputata dem Paola Concia e il presidente della Fondazione Bellisario Lella Golfo. "L'unico vero potere su cui la riforma della giustizia va a incidere è quello delle correnti della magistratura, e dunque di sistema ingessato che ha impedito l'affermazione della meritocrazia e ha sbarrato la strada alle donne, nel Csm e ai vertici degli uffici giudiziari", scrivono in una nota le promotrici dell'appello che ricordano come "nelle ultime due consiliature del Csm sono meno di un terzo, 6 su 20 componenti togati totali", nonostante le donne vincitrici di concorso rappresentino il 56% dei magistrati. In questo contesto, la manifestazione del centrosinistra si è chiusa davanti a 7-8mila persone. "Teniamoci stretta questa che è una Costituzione antifascista", è l'invito della segretaria del Pd Elly Schlein che poco prima ha salutato con un abbraccio Giuseppe Conte nel retropalco.
E il leader del M5S ha attaccato con il solito refrain di retorica e fantasie: "Ci vogliono far tornare indietro nel tempo, all'Ancien Regime quando c'era un monarca sovraordinato a tutti i cittadini e non sottoposto alla legge. E, invece, la legge è uguale, anche per i politici".