"Voterò convintissimamente Sì. E non per motivi politici, ma per civiltà e modernità". Così, con garbo e determinazione, Pier Silvio Berlusconi ha ieri risposto a chi gli chiedeva che programmi avesse per domenica 22 marzo, primo giorno di votazioni per il referendum sulla giustizia. Sul tema, il presidente e Ceo di Mfe-Mediaset è stato asciutto, nel rispetto dei ruoli svolti in famiglia dai due figli maggiori di Silvio Berlusconi. Non a caso è stata la sorella e primogenita Marina, presidente della holding Fininvest, a intervenire di sua iniziativa sul referendum, con una lettera a Repubblica dell'8 marzo scorso, in cui si ricordava come la riforma fosse stata una battaglia iniziata dal Cavaliere, ma che oggi l'affermazione del Sì sarebbe "una grande vittoria degli italiani". Pier Silvio guida invece Mediaset, ammiraglia tivù del gruppo, e l'incontro con la stampa organizzato ieri nella sede di Cologno era per fare il primo punto del 2026 sull'andamento dell'azienda. Per questo, alla domanda sul referendum, Berlusconi ha risposto prendendo le dovute distanze: "Parlo da editore ha detto e non voglio eccedere nell'esprimere la mia opinione. Da editori diamo voce a entrambi gli schieramenti. Ma siccome sono anche un cittadino, vi dico senza problemi che votare in questo caso è davvero importante, perché parliamo di una questione fondamentale per il futuro del nostro Paese. Non so se voterò domenica o lunedì mattina, e voterò convintissimamente sì non per motivi politici, ma per motivi di civiltà e modernità". Per poi specificare che "considero il voto un passaggio importante per essere al passo con i tempi, per un Paese democratico, civile e moderno". E alla domanda se non ritenesse più corretto affrontare il tema giustizia attraverso il dialogo con le opposizioni, piuttosto che a colpi di maggioranza, Pier Silvio ha risposto che "è talmente tanto un tema di civiltà e modernità, che i politici lo devono affrontare e risolvere. In Italia il dibattito su questo argomento sembra puramente politico, ma non lo è. Non deve essere un tema di destra o sinistra, ma di modernità. E rivolgersi ai cittadini credo sia la cosa giusta".
Berlusconi ha parlato nel suo nuovo ruolo di presidente, oltre che Ceo di Mfe, assunto dopo il riassetto di cariche seguito all'acquisizione di ProsiebenSat.1 in Germania e all'ingresso in Portogallo, che si sono sommate alla presenza in Spagna. E prima di tutto ha fatto un punto legato all'attualità: "Di un'altra guerra ha detto non avevamo certo bisogno". Ma per ora non si vedono conseguenze negative. La pubblicità, che è una sorta di proiezione sui consumi futuri, non ne risente: "Oggi non abbiamo grandi warning (allarmi, ndr) sul lato pubblicitario ha detto Berlusconi -. Sul mercato, i primi tre mesi di raccolta sono stati molto faticosi in Italia, Germania e Spagna. Ma a marzo abbiamo avuto segnali positivi e vediamo una graduale ripresa per aprile". Mfe ha fatto meglio del mercato tivù su tutti i mercati europei. E in Italia su tutti i mezzi. Per questo, ha aggiunto Stefano Sala, il Capo della pubblicità del gruppo, "Mfe chiuderà il trimestre con un piccolo segno positivo". Per i conti definitivi del 2025 bisognerà aspettare il 15 aprile, ma Berlusconi ha anticipato che Mfe registrerà "un utile più che raddoppiato" rispetto all'anno precedente, quando fu di 138 milioni. Ricordando poi che i dividendi da distribuire sono sempre almeno il 50% degli utili. Mentre la generazione di cassa, di circa 300 milioni, con la Germania è stimata in crescita fino a 500.
In cantiere nessuna nuova acquisizione, ma il gruppo lavora ad accordi nella raccolta pubblicitaria, con focus in Francia ed Europa centrale. Tra le possibili novità, il possibile sbarco in Italia del portale internet di vendita di profumi Flaconi, un brand del gruppo tedesco che non è detto venga ceduto.