Genocidio, sionismo, apartheid. Col pretesto della Liberazione, le parole d'ordine della narrazione pro Pal dilagano senza più attinenza con la storia e la cronaca. Ossessive. E questa ossessione produce odio. E minacce incombenti. A farne le spese sono in tanti. Gli italiani di religione ebraica intanto, ma anche chi li difende, come i volontari "City Angels" che negli ultimi anni li hanno protetti da autentiche aggressioni, non solo verbali (due anni fa in piazza Duomo finì con le coltellate di giovani magrebini).
Gruppuscoli vari annunciano la partecipazione al 25 aprile con un corredo di parole e immagini bellicose. Per qualcuno l'estremismo è redditizio. Gli sproloqui contro i "sionisti" sono ormai una sorta di "password" per artisti in cerca di consacrazione, cantanti in disarmo, comici che non fanno ridere. Schiere di fanatici, ottengono più modestamente la possibilità di sfogare le proprie ostilità. Così anche il giorno della Liberazione è diventato un festival del livore. "L'ondata di odio nei nostri confronti - ha scritto ieri la presidente dell'Ucei Livia Ottolenghi nel primo messaggio rivolto direttamente agli iscritti - ha raggiunto livelli che non si vedevano da quasi 100 anni: urla e slogan agli ormai tradizionali cortei in supporto di Gaza del sabato in molte città, copertine sui settimanali di informazione, campagne mediatiche con informazioni distorte, scritte e messaggi antisemiti con minacce dirette, aggressioni fisiche, rimozione di simboli religiosi.
A Milano, i "pacifisti" hanno organizzato un comizio in piazza San Fedele, spazientiti per il fatto che nel corteo ufficiale venga "concesso ufficialmente spazio a forze colluse con il genocidio contro il popolo palestinese". La Brigata ebraica sfilerà con iraniani e ucraini. "Sappiamo cosa ci aspetta: grida di odio, invettive, insulti di ogni tipo. Ogni anno è più difficile e più pericoloso. Non ci faremo intimidire" dice il presidente dell'Associazione milanese pro Israele Alessandro Litta Modignani. La Comunità non partecipa in quanto tale per via della coincidenza con "shabbat", ma nessuno nasconde che il problema va oltre la ricorrenza religiosa. "Dopo un travaglio di pensieri durato quasi un anno ho finalmente deciso che non parteciperò" si legge in una lettera firmata al Giornale una ebrea italiana", una milanese "i cui genitori sono stati registrati all'anagrafe di questa città come di razza ebraica". "La sinistra e il mondo del sindacato hanno svenduto la nostra Resistenza" prosegue, raccontando quanto accaduto lo scorso anno: "Un kompagno che imbracciava la bandiera della Cgil ha cercato di sputarmi addosso", i manifestanti berciavano "gli insulti peggiori". "Dobbiamo sfilare protetti da agenti in tenuta antisommossa da un lato e dai City Angels dall'altro". Ecco la ferita: la sensazione di non poter godere di pieni diritti, a causa di quest'odio feroce, e nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine che "sono eccezionali", "ci proteggono davanti alle sinagoghe. Tutelano i nostri figli davanti alle scuole ebraiche. Non tralasciano nessun episodio di antisemitismo".
Proprio i City Angels, che fanno un lavoro altrettanto prezioso, proteggendo da anni la Comunità e la Brigata ebraica, si trovano al centro di un'ondata di ostilità. "Fino a due anni fa - spiega Mario Furlan - ci capitava di ricevere complimenti e anche insulti, soprattutto nel fatidico passaggio in San Babila. Eravamo abituati". "Ora però - prosegue - c'è qualcosa che va oltre. Ci arrivano insulti soprattutto lungo tutto il percorso, e poi via mail, e sui social. Ci scrivono che siamo complici del genocidio. E ci sono stati casi di privati che hanno interrotto le loro donazioni, o il 5 per mille, e questo crea anche difficoltà operative.
Noi non siamo ricchi e i costi sono molti alti, e in aumento, anche per le nostre strutture di aiuto e accoglienza". "Questo - spiega - è un effetto dell'odio antisemita. Io posso capire il giudizio su Netanyahu, ma cosa c'entrano gli ebrei milanesi?".