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Piste innevate e sci al via. Come sopravvivere alla carissima montagna

Dagli sconti online ai pacchetti a scatola chiusa. Due milioni di italiani si preparano al ponte

Piste innevate e sci al via. Come sopravvivere alla carissima montagna

Pronti, partenza, sci: la stagione della neve è al via con il ponte dell'Immacolata, il primo, dopo 3 inverni, senza le ansie della pandemia. L'unica maschera sarà quella da sci e non la fp2. Sulle Alpi gli stranieri stanno tornando, i gruppi pure. La neve? A differenza dello scorso anno, c'è già, bellissima. A fioccare, però, sono anche i rincari.

CARO SKIPASS

Guerra, politica energetica, postumi del covid che gravano su occupazione alberghiera e investimenti: nel prezzo della settimana bianca sulle Alpi che sale a 1600 euro - i 2 milioni di italiani pronti ad allacciarsi gli scarponi si troveranno tutto questo. Due curve vista Tofane? Costano 59 euro o 74 se si allarga al Dolomiti superski. Uno slalom vista Monte Bianco? Dai 50-51 euro di Pila e La Thuile ai 72 di Courmayeur; lo skipass fra le montagne di Bormio o Livigno si assesta fra 52-55 euro. Prezzo bloccato a 39,50 euro solo in Friuli Venezia Giulia, in qualche località boutique della Valle D'Aosta, della Lombardia e all'Abetone.

CONTROMISURE IN RETE

Il rincaro

degli impianti va dal 5 al 13.5%. «Per contenerlo ci sono sconti on line del 5%», spiega Andy Varallo da Dolomiti Superski, e offerte per chi prenoti a scatola chiusa: «Paghi oggi, scierai poi: è uno skipass dinamico», aggiunge Michele Bertolini dal consorzio PontediLegno Tonale. Lo hanno adottato in molti: dovrebbe movimentare un fatturato che sfiora i 10 miliardi, secondo l'osservatorio Skipass Panorama Turismo Panorama. Daniela Santanché, ministro del Turismo, ha assicurato che parte dei 30 miliardi dell'aggiornamento del Def saranno destinati ai monti. «Basta sussidi: servono riforme strutturali», ribatte Valeria Ghezzi presidente Anef, la confindustria degli impianti a fune che, garantendo lo sci alpino, sono la linfa dell'economia di montagna.

ECONOMIA SUI MONTI

Mentre

località come la trentina Panaraotta, gettano la spugna e sono rimasti chiusi, tutto costa sui monti: serve elettricità per far funzionare seggiovie e skilift, ma anche i cannoni spara neve - con un metro cubo di neve che supera i 3 euro - e poi il gasolio per i gatti delle nevi. I rincari sono del 30%. Senza la discesa inutile negarlo - la montagna tornerebbe all'età delle malghe. Detto questo è vero che i dati dell'osservatorio raccontano di un 46% di turisti che in montagna cercano anche altro: cultura, food e altri sport.

NON SOLO DISCESA

Cala lo snowboard, appannaggio degli amanti del fuori pista, stabili ciaspole e fondo, quest'anno, come già durante il covid, ci riscopriremo più no crowd e slow skiers. I più arditi si lanciano nello scialpinismo. Non quello dove servono super competenze, ma dove bastano il buonsenso, buon fiato e il kit di sicurezza: lo chiamano Ski fit o Skinning, dall'arte di «pellare» gli sci per farli andare anche all'insù, senza usare impianti. Una nicchia «tutta salute», sempre più consistente: ogni comprensorio dedica, prepara e bonifica percorsi per questo scialpinismo «depotenziato».

CARO DOPO SCI

La batosta non riguarda solo lo skipass, ma anche noleggio attrezzatura (+10%), lezioni di sci (+6%), snack al rifugio (+10%) ed albergo (+11%). Molti hotel, a caccia di personale, potrebbero decidere di concentrare le aperture dopo l'Epifania al solo week end, mentre altri, soprattutto ad Alagna, in Piemonte, dov'è antica la tradizione della merenda sinoira, puntano a pacchetti per venire incontro alle famiglie con un trattamento B&B che somiglia alla mezza pensione perché comprende un ricco buffet serale che fa da merenda e apericena. Poi tutti a nanna, ma non senza cena. Che domani si scia di nuovo.

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