"Cosa penso del Board of Peace? Penso che è una operazione colonialista: altri che decidono per i palestinesi". Così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, intervistato dalla giornalista Rai Maria Gianniti durante un incontro nel santuario di San Francesco a Ripa, a Roma. "Io risponderei molto candidamente - ha premesso Pizzaballa -. Ci hanno chiesto di entrarci. Un miliardo non ce l'ho più, ma soprattutto il compito della Chiesa non è questo. Sono i Sacramenti la dignità della persona".
Da tempo sulla questione Gaza il Vaticano non va d'accordo con Israele e gli Stati Uniti, dal tema del conflitto in sé, prima del cessate il fuoco, a quello degli aiuti alla popolazione palestinese, che nonostante lo stop alle armi continua a soffrire fame e freddo nella Striscia di Gaza, fino al futuro dell'enclave palestinese, delineato dal piano di pace voluto dal presidente americano Donald Trump e che nella sua seconda fase ha dato vita al cosiddetto "Board of peace", il Consiglio a cui hanno aderito una ventina di Paesi che dovrebbe gestire e supervisionare il dopoguerra.
Sul 7 ottobre: "Non mi aspettavo: si capiva che stava bollendo qualcosa ma non così", aggiunge Pizzaballa. "Quando accadde ero a casa in Italia, da mia mamma. Avevo preparato un comunicato ma non mi ero reso conto della situazione. Fu un comunicato improvvido. Poi capii - ha raccontato il patriarca di Gerusalemme -. Soprattutto quando tornai, avevo bisogno di mettere a fuoco.
C'era grande rabbia, dolore, e una risposta molto negativa del mondo ebraico per la nostra risposta timida, secondo loro, ma non avevamo capito". Quanto alla reazione israeliana: "Ci ha stupito, per la violenza. Pensavano prima di Natale si chiude. Invece poco alla volta abbiamo capito che c'era qualcosa di veramente nuovo".