La premier negli Emirati ricuce lo strappo di Conte. Descalzi blindato all'Eni

Accoglienza calorosa per Meloni. Aperture sulla Libia. E su Kiev lo sceicco è prudente

La premier negli Emirati ricuce lo strappo di Conte. Descalzi blindato all'Eni

L'accoglienza negli Emirati Arabi Uniti è calorosa e amichevole come non sempre accade durante una visita di Stato. Al punto che dopo il bilaterale e la firma dei diversi accordi sul tavolo tra Roma ed Abu Dhabi, il presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan si mette personalmente alla guida della macchina e invita Giorgia Meloni a salire. Dietro segue un'altra auto, guidata dal fratello del presidente nonché ministro degli Esteri, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, che accompagna il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, e l'ad di Eni, Claudio Descalzi. Destinazione Zuma, ristorante giapponese a pochi passi dal palazzo presidenziale dove si terrà un lungo pranzo tra le due delegazioni. «Segnali di ospitalità e considerazione al di là del normale», spiega Lorenzo Fanara, ambasciatore italiano negli Emirati Arabi Uniti. La dimostrazione, aggiunge Tajani, che «tutte le incomprensioni del passato» (nel 2021 con il governo guidato da Giuseppe Conte si arrivò a una vera e propria crisi diplomatica) «sono ormai un ricordo lontano». In questa settimana, conferma Meloni durante un punto stampa, «l'Italia ha rafforzato i suoi rapporti con l'India e recuperato un legame strategico con gli Emirati». Relazioni importanti, aggiunge la premier, che «aprono opportunità alle nostre aziende» (l'Italia è infatti il principale partner commerciale degli Emirati nell'Unione europea con oltre 600 nostre imprese che operano nel Paese del Golfo Persico) e «incidono positivamente sui grandi dossier come Nord Africa, Libia e immigrazione». Quest'ultimo, peraltro, un fronte caldo per il governo italiano. Di qui, l'auspicio che Abu Dhabi (gli Emirati hanno storicamente un canale diretto con il generale Khalifa Haftar) possa avere un ruolo centrale nella stabilizzazione della Libia e, dunque, del Nord Africa. Un dossier sul quale si sarebbero trovate diverse sintonie.

Più spinosa, invece, la questione del conflitto in Ucraina. Come tre giorni fa con il premier indiano Narendra Modi, Meloni ha inviato gli Emirati a spendersi per far valere la via diplomatica. Nessuna pretesa, ovviamente, che Abu Dhabi abbandoni la sua neutralità, ma la richiesta di «agire» attraverso la diplomazia affinché Mosca e Kiev possano finalmente aprire un canale di dialogo con l'obiettivo di mettere fine alla guerra. Una strada che la diplomazia emiratina ritiene in salita, nella convinzione che Vladimir Putin sia intenzionato a tirare dritto. Il presidente bin Zayed al Nahyan ha quindi assicurato la sua disponibilità a collaborare «per la pace attraverso il dialogo», ma - avrebbe fatto notare la delegazione degli Emirati - è necessario che anche i Paesi occidentali schierati con Kiev si attivino per sollecitare un tavolo di confronto al più presto.

Una visita, quella ad Abu Dhabi, nella quale sono stati stretti accordi su energia e ambiente. È stata firmata una dichiarazione d'intenti sul partenariato strategico e una sulla cooperazione rafforzata nell'ambito della Cop28. Mentre Eni ha siglato con Adnoc, la compagnia energetica nazionale, un memorandum di cooperazione per progetti futuri congiunti. Un'intesa sottoscritta dallo stesso Descalzi. Che proprio ieri ha incassato un deciso sostegno alla sua riconferma da parte di Tajani. «Se devo dare un giudizio da ministro degli Esteri, non può che essere molto positivo.

E anche come capodelegazione di Forza Italia al governo ho esattamente la stessa posizione. Che - ci tiene a precisare il titolare della Farnesina - è condivisa da Silvio Berlusconi». Che, aggiunge prima di lasciare l'Emirates Palace, «sente Giorgia Meloni molto più spesso di quanto si pensi».

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