Leggi il settimanale

Tommaso Longobardi: "La premier in un podcast è una svolta. Assurdo mettere Fedez nel tritacarne"

L'uomo che le cura la comunicazione digitale Tommaso Longobardi: "Il dibattito non vive più nei luoghi tradizionali"

Tommaso Longobardi: "La premier in un podcast è una svolta. Assurdo mettere Fedez nel tritacarne"

Il regista dell’operazione di comunicazione più discussa del momento con la partecipazione di Giorgia Meloni al podcast di Fedez e Davide Marra “Pulp” ha un nome e un cognome: Tommaso Longobardi. Classe 1991, dal 2018 cura la comunicazione digitale di Giorgia Meloni. Longobardi risponde alle domande de “Il Giornale” mentre continuano le polemiche dopo lo scontro tra il conduttore di Di Martedì Giovanni Floris e Fedez che ha risposto sui suoi canali social a quelli che ha definito attacchi al suo podcast.

Per la prima volta un Presidente del Consiglio partecipa a un podcast, come è nata questa scelta?

È nata in modo molto semplice: oggi una parte importante del dibattito pubblico passa anche dai podcast e dalle piattaforme digitali. Ignorarlo significherebbe non leggere correttamente come si informano milioni di persone. Ed è proprio questo il punto: il fatto che un Presidente del Consiglio scelga di farsi intervistare anche in un podcast segna una piccola svolta nel modo in cui comunicazione politica e informazione si incontrano. Significa riconoscere che il dibattito pubblico non vive più soltanto nei luoghi tradizionali, ma anche in spazi dove oggi molti cittadini scelgono di ascoltare, approfondire e provare a capire i temi di attualità.

Eppure non è piaciuta a tutti questa decisione e, ancor prima di aver ascoltato il podcast, sono usciti articoli sulla stampa di sinistra in cui si dice che Giorgia Meloni “ci va per disperazione”, che “andarci è l’ultima spiaggia”, come mai queste reazioni?

Credo che dietro queste reazioni ci siano due elementi. Il primo riguarda il rapporto tra una parte dell’informazione tradizionale e i nuovi formati digitali. Il mondo dei podcast negli ultimi anni è cresciuto molto ed è diventato uno spazio importante di informazione e dibattito pubblico. Non tutti però lo guardano con apertura: qualcuno lo percepisce come un terreno concorrente. Il secondo elemento è politico. Giorgia Meloni è oggi una figura molto centrale nel dibattito pubblico e qualunque sua scelta comunicativa finisce inevitabilmente per essere letta anche in chiave polemica. La cosa curiosa, però, è che molte di queste critiche sono arrivate prima ancora che la puntata uscisse. Più che discutere i contenuti, si è preferito attaccare il mezzo, trasformando questa scelta in un pretesto per colpire il mondo dei podcast e dell’informazione online. Si è arrivati perfino ad accusare Pulp Podcast di essere “assoggettato al potere”, cosa francamente paradossale. Parliamo di un format condotto da Fedez e Davide Marra che negli anni ha ospitato interlocutori di ogni orientamento politico, con domande sempre dirette e incalzanti e senza alcun trattamento di favore. È davvero un peccato che una scelta di confronto venga trasformata in un attacco generalizzato a un intero mondo informativo che oggi coinvolge milioni di persone.

Tra l’altro i due conduttori del podcast Fedez e Marra non possono certo essere definiti ideologicamente di destra…

Il fatto che siano finiti in una sorta di tritacarne mediatico semplicemente per aver ospitato il Presidente del Consiglio è piuttosto assurdo.In queste ore si è arrivati perfino a mettere in discussione la qualità del loro format e del loro lavoro, quando in realtà parliamo di uno dei podcast più seguiti in Italia. Il paradosso è che questa puntata segna un passaggio importante nel rapporto tra politica e informazione digitale, ma invece di discutere questo cambiamento si preferisce alimentare polemiche sul fatto stesso che un Presidente del Consiglio possa farsi intervistare in un podcast. Francamente è un dibattito che dice molto del clima mediatico di questi giorni.

Come si articola la strategia di comunicazione che state portando avanti online e sui social per parlare ai più giovani?

Sinceramente non abbiamo mai costruito una comunicazione “separata” per i giovani. Sarebbe innaturale sdoppiare il modo in cui una persona comunica. Giorgia Meloni ha uno stile diretto e riconoscibile che arriva ai diversi pubblici proprio perché resta coerente con sé stessa. Naturalmente conta anche il contesto: piattaforme digitali, podcast e nuovi spazi online permettono di entrare in contatto con mondi che spesso stanno fuori dalla propria fanbase social e di raggiungere fasce di pubblico diverse, anche più giovani. Ma non basta il contenitore. La vera forza della comunicazione digitale di Giorgia Meloni resta la sua personalità e la chiarezza del messaggio. Perché si può anche andare in molti contesti frequentati dai giovani, ma se ciò che dici non è percepito come autentico e incisivo difficilmente riesci davvero a farti ascoltare.

Qual è il risultato di cui sei più fiero da quando curi la comunicazione digitale di Giorgia Meloni?

Non c’è un singolo risultato che indicherei. La cosa di cui sono più orgoglioso è aver cercato, in questi anni, di mantenere sempre lo stesso principio: rappresentare Giorgia Meloni sui social per ciò che è davvero. Il mio lavoro non è stato inseguire i numeri per se stessi, ma provare a raccontare e valorizzare i suoi tratti reali: il suo modo diretto di comunicare, la sua personalità, le sue idee.

I numeri, quando arrivano, sono una conseguenza di questo percorso. Se qualcosa di positivo si percepisce oggi nella sua comunicazione digitale, credo venga proprio da lì: dall’aver cercato di costruire uno spazio che amplificasse il suo messaggio senza snaturarlo.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica