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La premier sente il Colle: interim al Turismo e il timore di fibrillazioni. Fdi: "Avanti fino al 2027"

La premier incontra Tajani. Scartata l'opzione delle elezioni anticipate: troppa instabilità geopolitica

La premier sente il Colle: interim al Turismo e il timore di fibrillazioni. Fdi: "Avanti fino al 2027"
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da Roma

Il gelo pungente che circonda Palazzo Chigi in queste ore non è solo quello di un fine marzo che ha portato a Roma pioggia a secchiate, grandine e un vento freddo e insistente come nella miglior tradizione del preludio alla primavera. La batosta referendaria, infatti, non è stata ancora davvero metabolizzata e per capirlo è sufficiente guardare facce e gesti di chi quotidianamente entra e esce dalla sede del governo. Giorgia Meloni ha passato buona parte della giornata nel suo ufficio, ma la percezione è quella di una bolla sospesa. In attesa della prossima mossa, di un cambio di passo che consenta di rilanciare e guardare avanti decidendo quale sarà l'agenda dei prossimi mesi.

Con buona pace dell'opposizione, infatti, l'ipotesi di elezioni anticipate non è sul tavolo. Non tanto perché, intercettato nei pressi del Senato, lo esclude categoricamente il responsabile organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli, convinto che "il governo andrà avanti fino a fine legislatura". Quanto perché, anche volendo, lo scenario in questione si porta dietro una valanga di controindicazioni pratiche e politiche. Tra le tante: Meloni non può certo dimettersi dopo aver detto per mesi (e ancora lunedì prendendo atto della sconfitta) che il referendum era sganciato dai destini del governo. E dunque per aprire una crisi servirebbe un incidente parlamentare e non si capisce come possa avvenire con i numeri che ha oggi la maggioranza. Senza considerare che aprendola "volontariamente" e con l'instabilità geopolitica (ed energetica) causata dal conflitto in Medio Oriente, il centrodestra rimanderebbe un'immagine di inaffidabilità che difficilmente non avrebbe ricadute nelle urne. Per non dire che i tempi per votare prima dell'estate sono già stretti oggi, che i parlamentari non sono ancora arrivati a maturare la pensione e che un voto domani con l'attuale legge elettorale porterebbe quasi certamente a un pareggio (al Senato) che metterebbe Fdi nella scomoda condizione di dover decidere tra il tornare alle urne o appoggiare un governo di larghe intese.

Messe in fila le ciclopiche controindicazioni, è evidente che si dovrà andare avanti provando ad archiviare la sconfitta referendaria. Ed è in questa direzione che si muove Meloni. A ventiquattrore dalle dimissioni forzate di Daniela Santanché, infatti, la premier ha un brevissimo colloquio telefonico con Sergio Mattarella, spiega al presidente della Repubblica che ha "bisogno di tempo" per individuare il nuovo ministro del Turismo (che dal governo Draghi è tornato ad essere un dicastero con portafoglio) e assume l'interim. Nella nota di Palazzo Chigi c'è spazio anche per un ringraziamento a Santanché, che "in questi anni ha lavorato con grande dedizione". Nel frattempo, al posto di Giusi Bartolozzi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio sceglie come nuovo capo di gabinetto l'attuale capo del legislativo Antonio Mura.

La premier, intanto, muove la sua comunicazione come se avesse già voltato pagina. E in due diverse note sottolinea i risultati ottenuti dall'Italia in Europa su fondi di coesione ("riprogrammati sette miliardi verso competitività, alloggi, energia") e rimpatri ("il via libera del Parlamento Ue va nella direzione che l'Italia ha sostenuto con forza").

Sullo sfondo, però, resta il vento gelido del post-referendum. Il non detto di quasi tutti i big di Fdi, infatti, è che si possa aprire una fase di profonda instabilità. Che non coinvolgerebbe solo il governo in quanto tale, ma anche i partiti che lo sostengono. Quanto sta avvenendo in Forza Italia, per dire, è evidentemente motivo di forte preoccupazione a Palazzo Chigi. Dove è arrivata voce che il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani - che prima di pranzo ha incontrato Meloni - sarebbe arrivato a minacciare le sue dimissioni nel corso di una telefonata con Marina Berlusconi. La presidente di Fininvest, infatti, sostiene da tempo la necessità di un ricambio della classe dirigente di Forza Italia. Circostanza decisiva per il passaggio di consegne tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi alla presidenza del gruppo del Senato.

Ma Marina avrebbe voluto lo stesso anche per la Camera, con Giorgio Mulé pronto a prendere il posto dell'attuale capogruppo Paolo Barelli. Sul punto, però, Tajani avrebbe alzato un muro e sarebbe arrivato a minacciare le sue dimissioni.

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