Fino a lunedì scorso i giovani erano apatici, abulici, annoiati, accidiosi. Se ne stavano Sdraiati (titolo di un libro di Michele Serra) sul divano a passare il tempo con la testa china sul telefonino, schiavi dei video di TikTok, delle foto di Instagram, dei post su Facebook. Disimpegnati, disillusi, disinteressati alla politica. I ragazzi della generazione Z erano perfino accusati di essere un po' asessuati e di avere enormi difficoltà nel gestire i rapporti reali avendo scelto di vivere nel virtuale. Erano la prova di un fallimento educativo. Tutto questo, si diceva, fino a lunedì. Poi si è scoperto che i ragazzi erano andati a votare in massa per il no. Ed è cambiato tutto. Il fanciullo distratto è diventato un costituzionalista in erba, molto legato, ideologicamente, ai padri fondatori. Il maranza era un piccolo e fastidioso attaccabrighe. Ora è un "nuovo cittadino" finalmente consapevole della importanza decisiva della separazione dei poteri. Il diciottenne tutto casa e computer si rivela per quello che è intimamente: un guardiano della democrazia pronto al sacrificio per difendere la società civile dal fascismo. Questa repentina evoluzione è stata notata proprio dai giornali che, prima di lunedì, si strappavano le vesti per la scarsa partecipazione della generazione X. Ci hanno messo pochissimo a rivalutarli. Ieri era un coro di laudi ai "ragazzi del no", aggiornamento dei "ragazzi del '99". Michele Serra, quello degli Gli sdraiati, elogiava l'impegno civile delle ragazze di Voghera, altro che le casalinghe arbasiniane.
Adesso scriverà Gli eretti? Dacia Maraini, sul Corriere, si esaltava per la rinascita dei giovani. La Stampa mostrava i numeri e le statistiche del miracolo. La generazione connessa e digitale può condizionare la scena politica, dalla parte giusta, sapete quale.