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La propaganda Cgil ha "convinto" l'algoritmo dell'Ia a schierarsi per il No

Chi interroga le piattaforme riceve risposte contro la riforma della giustizia

La propaganda Cgil ha "convinto" l'algoritmo dell'Ia a schierarsi per il No

Esiste una nuova "lampada di Aladino" che milioni di persone interrogano ogni giorno. Non è una metafora letteraria. È l'intelligenza artificiale. La interroghiamo per sapere cosa comprare, come viaggiare, quale medico scegliere, come interpretare una legge o perfino un referendum. E lei risponde con sicurezza, con l'autorevolezza di chi sembra sapere tutto. Ma c'è un problema. L'intelligenza artificiale è una black box, una scatola nera: spesso nemmeno i suoi creatori sono in grado di spiegare con precisione come arrivi alle risposte che produce. Funziona. Ma non sappiamo esattamente perché e come. Questo fenomeno sta cambiando radicalmente il modo in cui si forma l'opinione pubblica. Al suo lancio ChatGPT ha raggiunto un milione di utenti in cinque giorni: una velocità di diffusione mai vista nella storia delle tecnologie digitali. Oggi una quota crescente di cittadini europei utilizza l'intelligenza artificiale per informarsi. Tra i giornalisti la percentuale è ancora più alta. In altre parole, la battaglia delle idee passa sempre più attraverso gli algoritmi. Ed è qui che il referendum assume una dimensione completamente nuova.

Un'analisi realizzata da Reputation Manager, la principale società italiana specializzata in ingegneria reputazionale guidata dal ceo Andrea Barchiesi, ha studiato come sei tra le principali piattaforme di intelligenza artificiale costruiscono le proprie risposte quando vengono interrogate sul referendum. Il dato emerso è sorprendente e preoccupante. Chi interroga le piattaforme di intelligenza artificiale sul referendum riceve molto spesso risposte che tendono a orientarsi verso il No. Non perché gli algoritmi abbiano una posizione politica. Ma perché le intelligenze artificiali apprendono dalle fonti che trovano più presenti, più indicizzate e più strutturate nel web. Ed è qui che emerge il vero meccanismo. Sul podio delle fonti più usate c'è il sito della Cgil fortemente contrario al referendum, con una pagina dedicata "Le ragioni del No". Al quarto posto Wikipedia, e al quinto un altro sito della Cgil. In alcuni casi si tratta di iniziative molto strutturate, come quella di uno studio legale tra Mestre e Padova, che da mesi presidia sistematicamente il dibattito online rispondendo in modo capillare ai quesiti posti dagli utenti sui social e sulle piattaforme digitali ed è utilizzato dalle Ia come fonte ancor prima delle testate giornalistiche. Questo lavoro continuo produce centinaia di contenuti: risposte giuridiche, chiarimenti, commenti e analisi che vengono indicizzati dai motori di ricerca e che entrano nel grande ecosistema informativo da cui anche le piattaforme di intelligenza artificiale apprendono. L'analisi è frutto del lavoro della nuova piattaforma sviluppata da Reputation Manager, "AI Reputation" che può monitorare la percezione di qualunque entità emergente dalle risposte generate dalle Ia, che oggi influenzano direttamente l'opinione pubblica, a causa del crescente utilizzo di questi strumenti per la ricerca di informazioni e consigli su qualunque tipo di tema.

Andrea Barchiesi, perché è importante indagare l'"AI Reputation"? "L'intelligenza artificiale è come la lampada di Aladino, la accarezziamo per ottenere risultati, ma cosa si cela al suo interno? Un'immensa nube di numeri, un chilometro quadrato di dati inesplicabili, persino per chi l'ha creata. Ci troviamo quindi di fronte a una vera e propria black box con cui dobbiamo necessariamente interagire". Come si fa a navigare questa black box? "Dobbiamo adottare un approccio simile al sonar, emettendo segnali e analizzando il ritorno. Un metodo sequenziale, analitico e studiato, che sottopone l'AI a una serie massiva di input per registrarne gli output. Abbiamo sviluppato un nuovo modello strategico e una piattaforma di analisi proprio per aiutare aziende, istituzioni, personaggi pubblici, a comprendere, governare e valorizzare la propria presenza nell'ecosistema delle intelligenze artificiali. In questa nuova partita sembra per ora che i sostenitori del No abbiano saputo interpretare meglio la corsa, mentre i sostenitori del Sì siano rimasti ancorati a una comunicazione disorganica e poco coordinata".

Il risultato di questo nuovo scenario è un effetto paradossale. Un cittadino che interroga una piattaforma di Ia per capire il referendum anche partendo da una posizione neutrale o persino favorevole al Sì riceve spesso una risposta costruita su un insieme di fonti che presentano soprattutto le ragioni del No. Questo dimostra una cosa molto importante. Nel nuovo ecosistema informativo non conta soltanto chi parla di più in televisione o chi espone meglio le proprie ragioni nel dibattito pubblico. Conta soprattutto chi riesce a presidiare in modo sistematico le domande che circolano nel web, perché è da quelle domande e da quelle risposte che le piattaforme di intelligenza artificiale imparano a costruire le proprie.

È lo stesso meccanismo che oggi può influenzare la reputazione di una multinazionale, l'immagine di un'automobile, di un qualsiasi prodotto di consumo o la percezione di un partito politico.

È il nuovo campo della Ia Reputation, la reputazione dentro le intelligenze artificiali generative. Ed è per questo che la consultazione popolare del prossimo referendum potrebbe passare alla storia per una ragione inedita. Per la prima volta, una campagna referendaria non si combatte soltanto nei comizi, nelle pagine dei quotidiani, nei talk show e sui social network. Si combatte anche dentro le intelligenze artificiali. È un terreno nuovo, ancora poco esplorato, su cui si giocherà una parte crescente della formazione dell'opinione pubblica. Ed è forse la prima volta che questo fenomeno viene descritto in modo esplicito nel dibattito pubblico italiano ed europeo. Perché la domanda democratica che si apre davanti a noi è semplice, ma decisiva: chi sta insegnando agli algoritmi cosa rispondere ai cittadini. E quando milioni di persone chiederanno all'intelligenza artificiale come orientarsi su un referendum, quella risposta non sarà più soltanto il risultato di un algoritmo. Sarà il risultato di chi è riuscito a influenzare meglio l'ecosistema informativo da cui quell'algoritmo impara.

È qui che la politica, l'informazione e le istituzioni devono iniziare ad osservare e, se necessario, intervenire. Perché la prima campagna referendaria combattuta dentro le intelligenze artificiali è appena cominciata.

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