"Tutte le bugie di Cafiero De Raho": potrebbe intitolarsi così il passaggio dedicato al deputato M5S nella bozza di relazione depositata l'altro ieri alla commissione parlamentare Antimafia sul "caso Striano". Federico Cafiero De Raho era a capo della Direzione nazionale antimafia negli anni in cui il suo sostituto Antonio Laudati e il tenente della Guardia di finanza Pasquale Striano saccheggiavano le banche dati riservate per confezionare dossier. Dalla lettura integrale del documento si apprende ben di più: l'allora procuratore nazionale ha agito direttamente per indirizzare indagini, del tutto estranee alla sua competenza... E quando è stato interrogato dopo l'esplosione dello scandalo, Cafiero De Raho si è rifugiato prima nei "non ricordo", poi in vere e proprie bugie: "Le sue affermazioni sono caratterizzate da intrinseca contraddittorietà e smentite" dalle indagini, si legge. Si parla testualmente di "falsità". "Spetterà alla Procura di Roma valutarne la liceità, ma certamente questa Commissione non può non stigmatizzarne severamente la gravità alla luce della portata complessiva dei fatti per i quali si procede". Ma per i componenti di sinistra della Commissione si tratta di bugie irrilevanti o inesistenti, e si preparano a difendere a oltranza l'ex magistrato.
Tutto nasce da un articolo del Giornale, ampiamente citato nella bozza, che il 6 giugno 2023 racconta della rivolta di un gruppo di Procure contro la gestione della Dna da parte di Cafiero, che aveva monopolizzato le Sos (segnalazione di operazioni sospette) provenienti da Bankitalia. Le proteste sfociano in una riunione in Cassazione dove il procuratore milanese Francesco Greco segnala la più vistosa delle conseguenze: "Il dottor Greco - si legge nella bozza - nel corso della riunione aveva pubblicamente contestato al dott. De Raho di aver indebitamente trattenuto e lavorato, trasformando il tutto in un atto di impulso, delle s.o.s. inerenti ad un partito politico che in alcun modo avevano a che fare con le competenze della Dna, non trattandosi di atti afferenti né alla criminalità organizzata né al terrorismo". La commissione ricostruisce nei dettagli la vicenda e conclude: "Nella sostanza: il Gruppo s.o.s. e Laudati avevano predisposto un atto di impulso attingendo a s.o.s. non matchate dai sistemi, su fatti e materie che esorbitavano dalla competenza della DNA; Russo (il vicecapo della Dna, ndr.) alza le spalle; De Raho rimbrotta tutti, ma firma l'atto di impulso che viene comunque mandato a quattro procure distrettuali, tra le quali Milano. Nessuna conseguenza, nessuna sanzione, nessuna nuova disposizione organizzativa interna".
La spiegazione? Semplice. L'anno prima era stato lo stesso De Raho, secondo la bozza di relazione, a inaugurare l'utilizzo delle banche dati in direzione politica. È la storia dell'indagine sul sottosegretario leghista Armando Siri, che finirà indagato e poi assolto, che nasce da un atto d'impulso firmato dalla Dna. Interrogato sull'episodio, Cafiero De Raho ha detto di non saperne niente, poi di non ricordare. Da una nota interna alla Dna acquisita dalla commissione, si apprende che era stato proprio lui il 7 maggio 2019 a chiedere gli accertamenti su Siri (foto). "Ho appreso da articoli di stampa che, in relazione all'acquisto di un bene immobile da parte del Sottosegretario Sen. Armando Siri, il Notaio rogante ha segnalato l'atto quale "operazione sospetta", provenendo in denaro da un conto finanziato da disponibilità collocate presso un istituto bancario della Repubblica di San Marino. Poiché non risulta a questo Ufficio alcuna segnalazione riguardante tale operazione, prego il Direttore della DIA ed il Comandante del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di comunicare se sia pervenuta tale segnalazione, indicandone gli estremi". Dice la relazione "De Raho pur non richiedendone direttamente l'invio, di fatto ha indotto gli organi investigativi, ed il particolare la DIA, a trasmettere una segnalazione di operazione sospetta non di interesse Dna, e che infatti non era stata matchata dai sistemi informatizzati, estranea alle competenze del suo ufficio per non essere relativa né a criminalità organizzata né a terrorismo, per averne appreso l'esistenza da articoli di stampa, ed ha poi costruito sulla base di tale s.o.s. un atto di impulso diretto ad una Direzione Distrettuale Antimafia".
Sferzante il giudizio sulle amnesie di De Raho: "il contenuto delle dichiarazioni del dott.
De Raho può essere quantomeno definito come sorprendente: in una narrazione costellata dai non ricordo, come se scrivere un atto di impulso nei confronti di un sottosegretario in carica fosse ordinaria quotidianità per un procuratore nazionale".