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Prove di sharia in azienda. L'Ucoii lancia l'offensiva sulle festività musulmane. "Come Natale e Pasqua"

L'associazione chiede permessi, pausa preghiera ogni venerdì, ferie per il Ramadan e cibo halal

Prove di sharia in azienda. L'Ucoii lancia l'offensiva sulle festività musulmane. "Come Natale e Pasqua"
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Ci mancava solo che l'Ucoii (Unione delle comunità islamiche italiane) chiedesse il permesso dal lavoro per pregare lamentando la presenza dell'islamofobia. Nel comunicato redatto in occasione della Festa dei Lavoratori hanno sottolineato come "per moltissimi lavoratori musulmani il pieno godimento i diritti del lavoro resta una conquista incompiuta". Ed è per questo che secondo loro "ci sono i diritti legati alla dimensione spirituale, che la Costituzione tutela all'articolo 19, ma che nel mondo del lavoro restano spesso lettera morta". Citano quindi tre festività in particolare: quella di fine Ramadan, la festa del sacrificio e la preghiera del venerdì, che loro equiparano a quelle cristiane: "Sono per noi ciò che Natale e Pasqua sono per i cristiani". Nei primi due casi trovano inopportuno che oggi "un lavoratore musulmano deve chiedere ferie, scambiare turni, giustificare la propria assenza come fosse una stranezza, mentre molti datori di lavoro semplicemente negano il permesso Servono intese collettive che riconoscano queste due festività come diritto contestualmente esigibile sul modello già praticato in altri Paesi europei". Forse nel redigere questo comunicato dimenticano di essere l'unica religione a non aver firmato l'intesa con lo Stato italiano. Avendo l'Ucoii citato articoli costituzionali, è opportuno ricordare che, come stabilito dall'articolo 8 "le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze". Cosa che l'Ucoii non ha ancora sottoscritto. Però, si sa, nel momento in cui si sottolineano le loro mancanze, avanzano il concetto di islamofobia. Dura la presa di posizione della deputata di FdI Sara Kelany: "In Italia si rispettano le leggi italiane e non ci facciamo certo dettare le regole da associazioni islamiche come Ucoii che in più occasioni ha dimostrato di essere al di fuori del perimetro dei valori occidentali, come il rispetto della donna. Peraltro, il percorso del riconoscimento di determinate festività, passerebbe anche per delle intese tra confessioni religiose e Stato, che al momento non sono state sottoscritte". Per l'europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint si tratta di "islamizzare le aziende. Io invece propongo la lotta ai subappalti a cascata, al caporalato e all'immigrazione di massa utilizzata come grimaldello per abbattere i diritti e la dignità dei lavoratori". Ma le richieste non finiscono qui perché, relativamente alla loro consueta preghiera del venerdì, chiedono "una pausa di 40 minuti, una flessibilità d'orario, un permesso retribuito o recuperabile". E ancora: "La disponibilità di pasti rispettosi delle prescrizioni alimentari nelle mense aziendali, luoghi dignitosi per la preghiera quotidiana, il rispetto durante il mese di Ramadan per chi pratica il digiuno". Firmato dal presidente Yassine Baradai, lo stesso che in una sua vecchia foto profilo poi rimossa, compariva abbracciato a Davide Piccardo, aperto sostenitore di Hannoun, e a Mohammed Bahà el-Din Ghrewati, fondatore dell'Ucoii, colui che auspicava ci fosse l'introduzione della poligamia come legge: "La poligamia? Magari, permetterebbe di risolvere i problemi di migliaia, anzi di milioni di persone".

Ma il nome di Baradai (successore di Yassine Lafram) come denunciato dal noto ricercatore Lorenzo Vidino, compare anche nel libro "Qatar Papers": tra i documenti prodotti nel bestseller, c'è una lettera di raccomandazione del 2015 firmata da Yusuf al Qaradawi, il leader spirituale dei fratelli musulmani, in cui elogia il Caim (Coordinamento associazioni islamiche di Milano e Monza e Brianza) esortando i destinatari a donare ai suoi rappresentanti Baradai e Piccardo per sostenere il loro progetto di costruire "un nuovo grande centro islamico a Milano, con una moschea e vari centri educativi, un progetto che ha bisogno di sostegno".

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