Putin manda al rogo i cibi europei proibiti

Il Cremlino dichiara «guerra» totale ai prodotti europei, che si infiltrano sotto mentite spoglie nella grande Russia. La battaglia è cominciata ieri e prevede distruzioni di massa del parmigiano di contrabbando, della pancetta danese sbarcata attraverso un giro di triangolazioni oppure della carne di porco che arriverebbe addirittura dalla nemica Ucraina.

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato il decreto muscolare per l'eliminazione dei prodotti agroalimentari arrivati dall'Occidente nonostante le contro sanzioni imposte da Mosca esattamente un anno fa in risposta a quelle europee per la crisi ucraina. Prima della firma i prodotti sospetti venivano rimandati al mittente. Adesso finiscono al macero. Un atto di forza, ma questo volta il nuovo zar si è fatto mal consigliare. Non è bello mandare in fumo il cibo per motivi propagandistici. Soprattutto se le importazioni agroalimentari sequestrate potrebbero venir riutilizzate con un effetto reale e politico ben superiore.

Su change.org sono state raccolte 200mila firme per chiedere di distribuire i prodotti proibiti destinati al rogo «a veterani di guerra, pensionati, disabili, famiglie con figli da sfamare e vittime dei disastri naturali». In passato i russi hanno patito la fame e carestie. Oggi si calcola che 20 milioni di persone vivano sotto la soglia di povertà. La distribuzione di massa del pane del «nemico» è mancata, ma la tv di stato annuncia il bollettino di «guerra»: «Sta scattando un'operazione per liquidare dozzine di tonnellate di carne di maiale di contrabbando». Il porco nel mirino con finte etichette danesi sarebbe addirittura originario dell'Ucraina.

Dal 10 agosto verranno sottoposti a controlli meticolosi anche i fiori, a cominciare dai tulipani, in arrivo dall'Olanda. Ulteriori divieti sono allo studio per materiale medico come apparecchiature a raggi X, tamponi e preservativi. Gennady Onishchenko, ex alto funzionario dela Sanità ha addirittura dichiarato alla Ria Novostj, che l'altolà al preservativo «renderà più disciplinata la società e attenta nella scelta del partner favorendo la soluzione dei problemi demografici».

A parte le sparate, il decreto di Putin per la distruzione dei prodotti proibiti, è stato ispirato dal ministro dell'agricoltura Aleksandr Tkachev. Peccato che sarebbe stato molto meglio inviare il cibo del «nemico» agli insorti filo russi nell'Est dell'Ucraina sigillati nel Donbass dalle forze di Kiev. L'unico sbocco per i rifornimenti è il confine con la Russia. Una colonna di camion zeppi di prodotti Ue sotto sequestro distribuiti nelle roccaforti ribelli di Lugansk e Donetsk avrebbe avuto una risonanza non indifferente. La proposta non è peregrina è l'ha avanzata con una lettera aperta al ministro dell'Agricoltura, il deputato russo di centrosinistra Andrey Krutov.

Se Mosca ordina la tabula rasa, l'Italia piange. In un solo anno l'embargo sui prodotti agroalimentari da parte della Russia è costato 240 milioni di euro al made in Italy. La cifra calcolata dalla Coldiretti riguarda soprattutto la frutta fresca, i lattiero-caseari, i formaggi e la carne. A soffrire di più il Parmigiano reggiano e il Grana Padano che hanno subito perdite di 15 milioni di euro per le mancate esportazioni. E non mancano i furbetti dell'embargo. La Coldiretti ha scoperto prodotti taroccati in stile italiano, che arrivano da Svizzera, Bielorussia, Argentina o Brasile, paesi non colpiti dalle sanzioni.

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