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Quei sondaggi fatti apposta per demotivare

Bisogna dire sempre che "vince il No" e che lo dicono tutti i sondaggi, anche se non è vero manco per niente, anzi, è vero il contrario

Quei sondaggi fatti apposta per demotivare
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Fronte del No, istruzioni per lo sprint pre-referendario. Bisogna dire sempre che "vince il No" e che lo dicono tutti i sondaggi, anche se non è vero manco per niente, anzi, è vero il contrario. Ma bisogna dirlo lo stesso, perché, in un referendum senza quorum, dire che il No è sopra il 50 per cento fa un effetto tipo carro del vincitore ("mi accodo") oppure fa un effetto sedativo ("tanto è persa") oppure fa casino e basta ("non capisco, sto a casa") perché ricordatelo: la vera partita si gioca su chi esce di casa, e una vittoria preannunciata diventa uno strumento di mobilitazione o de-mobilitazione.

Per fare questo bisogna impedire che la gente, oltre alla carriere, voglia separare anche i sondaggi: bisogna scegliere solo quelli che trasformano un quadro incerto in certezza psicologica, che permettono di dire "siamo avanti" senza badare troppo a dettagli e asterischi vari (quale è stata la domanda precisa, il margine di errore, se gli indecisi sono stati esclusi o inclusi al sondaggio, queste cose) e quindi voi prendete i seguenti a modello; 1) YouTrend su SkyTg24 del 26 febbraio: è perfetto, il No risulta davanti in caso di bassa affluenza e torna in pareggio se l'affluenza è alta, ma voi considerate solo la prima cosa e trasformate l'ipotesi in destino; 2) Ipsos sul Corriere del 13 febbraio: il No risulta in vantaggio "per ora", con la clausola decisiva che tutto dipende da chi si muoverà il giorno del voto: tagliare la coda della frase; 3) Infine Ixè, sondaggio AdnKronos trionfalmente rilanciato come "sorpasso" da quotidiani e Tg: la percentuale del No è in una forchetta "da a" che sembra rigore scientifico, e invece è una confessione d'incertezza: voi non badateci, così come dovete dimenticare, in generale,

che spesso lo scarto tra Sì e No è uguale al margine d'errore (o ci rientra) e quindi, con margini d'errore del 35 per cento, molti vantaggi di 2 o 4 punti in pratica sono dei pareggi. Capito niente? È quello che volevamo.

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