Cronaca giudiziaria

Quelle ombre sui pm di Siena che "graziarono" i satanisti

I magistrati hanno lasciato la ragazza nelle grinfie dei suoi persecutori. Italia Viva: "Intervenga subito il Csm"

Quelle ombre sui pm di Siena che "graziarono" i satanisti

Non c'è solo Antonio Nastasi, oggi pubblico ministero a Firenze, nella cronologia dei magistrati che si sono occupati negli anni delle denunce presentate da Miriam, la giovane donna sequestrata e stuprata a ripetizione da una banda di satanisti: e che ieri, in una accorata intervista al Giornale, ha accusato i magistrati della Procura di Siena di averla lasciata nelle grinfie dei suoi aguzzini. Dalle carte, spunta il nome del collega che ereditò da Nastasi il fascicolo: si chiama Nicola Marini, tuttora in servizio a Siena. È Marini a chiedere di mandare a giudizio, invece dei persecutori della donna, la stessa Miriam, che Nastasi aveva già incriminato per simulazione di reato. Ed è sempre Marini a chiedere nel 2015 e ottenere invece l'archiviazione del fascicolo che vedeva indagato per sequestro e stupro di gruppo l'uomo che aveva avuto Miriam in affido quando aveva diciassette anni e che l'aveva quasi subito ingravidata.

Solo nei mesi scorsi, con l'approdo del fascicolo per competenza a Milano, si sono finalmente cercati e trovati i riscontri alle dichiarazioni di Miriam. Ma su quanto accaduto in questi anni tra Firenze e Siena insorgono ieri gli esponenti di Italia Viva: parte Matteo Renzi, che definisce il racconto di Miriam «una circostanziata denuncia che fa male al cuore»; la deputata Elena Bonetti attacca, «la giustizia doveva e deve essere il suo rifugio, e invece nelle sue parole è il teatro di una violenza senza fine. Leggete quell'intervista: il grido di aiuto di Miriam non può essere ignorato. Miriam deve essere protetta». Si associa Ivan Scalfarotto, deputato, commissione Giustizia: «Lo Stato protegga, assegnandole la scorta, Miriam, vittima di un circuito di violenze inenarrabile. E il Csm non può restare inerte di fronte a un comportamento così negligente da parte della procura di Siena: come è possibile che il procuratore Antonino Nastasi, di fronte alle prove delle sevizie, non solo non abbia svolto il suo dovere di perseguire i colpevoli ma abbia addirittura indagato la donna per simulazione di reato?».

È vero che alcuni dei riscontri che hanno portato la Procura di Milano a incriminare l'ex padre affidatario, sua moglie e altri complici ancora da identificare, sono stati trovati solo recentemente. Ma altri riscontri alle parole della vittima erano disponibili già all'epoca in cui Miriam venne invece accusata di simulazione di reato. A rendere tutto più complicato c'è che i due pm che si occupano nel 2012 degli stupri denunciati dalla donna non sono due pm qualunque: sia Marini che Nastasi furono, insieme al giovane collega Aldo Natalini, i primi a entrare nella stanza di David Rossi, il portavoce del Monte dei Paschi volato dalla finestra il 6 marzo 2013. Senza aspettare la Scientifica, i tre pm manomisero la scena, svuotarono cestini, spostarono un messaggio di David Rossi. Tutti e tre sono adesso sotto processo a Genova per falso aggravato. Nel frattempo Nastasi è passato a Firenze, dove insieme al procuratore aggiunto Luca Turco conduce l'inchiesta sulla fondazione Open di Matteo Renzi. Marini invece è diventato il capo di fatto della Procura di Siena, visto che il capo è andato via e non è stato sostituito. Il Csm non lo ha nominato, come non nomina il procuratore di Firenze, e neanche il procuratore generale. Di fatto, sia Nastasi che Marini si trovano senza controllo. Anche per questo Scalfarotto chiede che a muoversi sia il Csm. Dove però la domanda sull'esistenza di un procedimento per trasferimento d'ufficio dei due non trova risposta.

Eppure le domande sarebbero tante. Marini non iscrive nemmeno nel registro degli indagati il carabiniere che accede abusivamente alle banche dati per controllare Miriam: e che si giustificò col fatto che la donna appariva «esteticamente stravagante». Quando a frugare nelle banche dati è - decine di volte - un altro carabiniere, che risulterà in stretto contatto col padre affidatario di Miram, Marini gli contesta un reato così lieve che il giudice lo costringe a modificarlo. L'esposto al Csm dell'avvocato di Miriam su questi comportamenti non ha mai avuto risposta.

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