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Quelle parole irresponsabili sulla destra "golpista"

Già negli anni sessanta e Settanta l'estrema sinistra e il Pci temevano il "golpe" della Dc

Quelle parole irresponsabili sulla destra "golpista"

Ricordate la scena finale del «Caimano» di Nanni Moretti? Il protagonista, Berlusconi, condannato, rifiuta di lasciare il potere e brucia i palazzi dietro di se. Correva l'anno 2006. Un lustro dopo, Berlusconi si sarebbe invece dimesso, per senso di responsabilità durante una grave crisi finanziaria, spintovi con modi che avevano molto di inusuale e di inquietante - se proprio non lo si vuole chiamare «golpe». Insomma, la sinistra di allora temeva che il Cavaliere avrebbe orchestrato un golpe per restare al potere, ma nella realtà egli fu vittima di qualcosa di simile.

Oggi la scena si ripete. Solo che al posto di Moretti e degli intellettuali dei girotondi, c'è la filosofa della politica Nadia Urbinati, che peraltro già aveva preso parte a quel giro. Su Domani, quotidiano per molti versi apprezzabile e da leggersi sempre con interesse, auspica, bontà sua, che la destra di governo «accetti» le «regole democratiche» e «se ne vada all'opposizione qualora perda le elezioni e che mai usi la violenza contro gli avversari politici»; anche se l'autrice «non ne è sicura». Sono considerazioni di una intellettuale molto vicina al Pd, ma che Letta aveva voluto come protagonista della fase costituente del Pd. Questo per dire che, le sue, non sono elucubrazioni del solito sinistrorso mattoide. E proprio per questo suonano ancor più ridicole e gravi al tempo stesso. Ridicole perché ripetono le solite immarcescibili, ossessioni del ceto intellettuale postcomunista e tardoazionista, secondo cui la destra, i conservatori, i moderati, sarebbero sempre tiepidamente democratici. Già negli anni sessanta e Settanta l'estrema sinistra e il Pci temevano il «golpe» della Dc - quella di Aldo Moro, per intenderci. Poi le stesse ossessioni si sono dirette verso Berlusconi, che ha sempre lasciato il potere pacificamente, anche quando le elezioni le aveva vinte, come nel 1995 e nel 2011. Ora a suo posto c'è Giorgia Meloni. Provocano ilarità, queste ossessioni, non solo perché smentite dalla storia ma anche perché immaginano un governo come se fosse un regime: mentre in Italia, l'esecutivo è, per costituzione, sempre un organismo debole. Altro che golpe. Ma sono affermazioni preoccupanti perché instillano, nell'arena pubblica, un piccolo germe di guerra civile: se tu accusi il governo legittimo di non esserlo, qualsiasi mezzo, anche la violenza, diventa auspicabile per liberarsi dal «tiranno». Sono, infatti, parole irresponsabili, nel paese che ha registrato il più lungo ciclo terroristico europeo, con gente che ancora ieri, a Milano, gridava «uccidere un fascista non è reato».

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