"Un caso senza precedenti di profilazione in diretta applicata a un caso giudiziario": per Sarah Viola, psichiatra che ha seguito approfonditamente il caso di Garlasco, la vicenda di Andrea Sempio è un unicum nella storia dei processi per omicidio. Un caso dove i segnali di allarme sulla mentalità dell'indagato appaiono espliciti. Ma che per Viola dovrebbero spingere ad analizzare anche il passato di Sempio, e soprattutto a preoccuparsi per come reagirà l'indagato: "Dubito - dice - che possa avere la stessa capacità di resistenza nervosa dimostrata da Alberto Stasi".
Perché dice che la vicenda Sempio è un caso inedito?
"Perché per la prima volta ci troviamo di fronte a una simile quantità di elementi diagnostici. Quasi sempre siamo costretti a utilizzare elementi, affermazioni, ritrovamenti successivi al delitto. Un numero così enorme di produzioni autentiche del soggetto è veramente un caso più unico che raro".
Le appaiono più rilevanti i post che Sempio pubblicava sul blog Seduttori Italiani o i suoi monologhi in automobile?
"Facciamo una premessa: io non ho mai parlato con Sempio, e questo è in genere un ostacolo decisivo a realizzare una diagnosi psichiatrica. Ma stavolta è Sempio ad avere parlato con noi, e con una generosità illimitata: lo ha fatto sia con i suoi monologhi sia con le migliaia di messaggi che abbiamo letto nei giorni scorsi. Sono due fonti informative preziose, che vanno lette insieme perché una sorregge e completa l'altra. Ci dipingono i due quadri peculiari del suo aspetto: da una parte quella mitomania che ha a che fare col desiderio di una percezione di sé lontana dal reale, l'immagine del superuomo, del maschio dominante; e l'altro, il Sempio dei soliloqui, più attinente alla realtà, che fatica a relazionarsi con una ragazza, non regge all'idea che la donna non sia solo portatrice di attributi sessuali ma un soggetto capace di dire di no. Sono aspetti legati dagli elementi emotivi della distanza e della paura. Se Sempio ha avuto a che fare con qualcuno che gli ha detto di no, questo è stato toccare con mano l'esperienza più distruttiva che potesse avere: una donna che lo rifiuta".
È lo scenario che ipotizzano i pm che lo accusano di avere ucciso Chiara. Ma uno così dovrebbe essere abituato ai rifiuti?
"No, non è abituato perché non è uno che si propone. Lui fantastica. È un maschio onanista che ricorre ai video dove lui è spettatore, alle pratiche autoerotiche che escludono la presenza dell'altro. Io penso che non si sia mai proposto in vita sua. Quando diceva sto a distanza dalla donna, non la tocco nemmeno era il vero Sempio. Eppure non è un brutto ragazzo, all'epoca del delitto aveva questo da bello e dannato che alle ragazze a volte piace".
Allora perché non si proponeva?
"Andrebbe studiata la sua infanzia e adolescenza, che esclusione dalla intimità dei genitori abbia vissuto, cosa può avere visto. Di fatto ha sviluppato un blocco, e questo - se è colpevole - può spiegare l'esplosione distruttiva con Chiara: Esco da me stesso, faccio uno sforzo enorme per vedermi accettare e tu mi dici no?. Ad attirarlo secondo me non è stata la bellezza di Chiara ma la bellezza del rapporto di coppia con Alberto, la visione di due ragazzi così intimi e complici da farsi dei filmati sessuali. Si mette al posto di Alberto ma, e qui torniamo alla visione tribale, non se la prende col maschio".
E adesso cosa succede in lui? Come vive l'esperienza del processo e dei media?
"Dobbiamo essere preoccupati per la sua incolumità.
Non ha la tenuta di Stasi, che ha avuto una famiglia responsabilizzante, mentre lui ha dei genitori iperprotettivi. Quindi è un fragile che può reagire anche in modo autodistruttivo: sia che sia colpevole, sia che sia innocente".