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La rabbia antagonista blocca le città

Scontri al corteo anti-Lega a Milano: aggredita troupe di "Porta a Porta". Agente ferito a Roma

La rabbia antagonista blocca le città
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Città blindata ieri pomeriggio per i due contro-cortei di sinistra (più un piccolo spezzone di attivisti pro Pal), organizzati per opporsi alla manifestazione organizzata in centro dalla Lega e dai Patrioti europei e approdata in Duomo. A Milano sono scesi in piazza antagonisti, partiti, centri sociali, collettivi e pro Gaza. Per l'ordine pubblico, a sbarrare tutte le vie d'accesso a piazza Duomo, erano schierati circa mille agenti. La giornata si è chiusa senza scontri, solo con un tentativo di sfondare il cordone di sicurezza, respinto con gli idranti.

Sommando le due manifestazioni (più una), si cono contati in totale circa 10mila partecipanti. La prima protesta è partita da piazza Lima e ha visto affiancati Arci, Anpi, Avs, i centri sociali Cantiere e T28. Lo spezzone pro Pal si è ritrovato in piazza Argentina, per poi ricongiungersi con gli altri. Il secondo corteo, dell'ala antagonista (collettivi studenteschi e centro sociale Lambretta), è partito da piazza Tricolore ed era quello considerato più a rischio dalla polizia. Dietro un furgone a noleggio con gli altoparlanti c'erano bandiere palestinesi, alcune bandiere del Libano e vessilli "No Cpr". Slogan contro Salvini e il governo, insulti alla polizia e a Israele, cartelli con "Make piazza Duomo antifa again", la scritta sull'asfalto "Milano è migrante". E cori come "Siamo tutte/i anti fasciste/i" e "Fuori i fascisti da Milano". La tensione è scoppiata in via Borgogna, poco dopo l'inizio. I manifestanti più violenti, circa seicento persone, hanno cercato di proseguire verso il centro, ma hanno trovato la strada sbarrata dai mezzi alari del Reparto mobile della Questura. Incappucciati e protetti da uno striscione "imbottito", gli antagonisti hanno lanciato fumogeni e bottiglie di vetro verso le forze dell'ordine, gridando cori contro la polizia. Sono stati respinti con idranti e lacrimogeni e dopo qualche minuto hanno indietreggiato.

In corso di Porta Vittoria, davanti a Palazzo di Giustizia, i due cortei principali si sono fusi e hanno proseguito uniti fino alla destinazione finale di piazza Santo Stefano, dietro l'università Statale. Lungo il percorso, in via Francesco Sforza, sono comparse scritte choc sui muri, come "Salvini appeso" e "celerini lapidati". È stato lo spezzone di coda, con i centri sociali Lambretta e Zam, a proseguire oltre piazza Santo Stefano, per dirigersi verso corso di Porta Romana e piazza Medaglie d'Oro. Qui, nel tardo pomeriggio, è giunto anche lo spezzone pro Pal. Durante la manifestazione Antifa. Liberiamo Milano la giornalista di Porta a Porta, Barbara Laurenzi, è stata ripetutamente avvicinata da alcuni componenti del corteo che le hanno intimato di non fare riprese prima di strapparle con violenza il microfono e buttarlo per terra "mentre stava riprendendo il lancio di petardi e fumogeni", come ha confermato la redazione del programma. "Abbiamo bloccato la città, siamo tutti antifascisti", hanno detto al megafono gli attivisti.

Davanti a Palazzo di giustizia i manifestanti hanno scritto "Salvini ti vogliamo qui" e anche "Solo sì è sì", con riferimento al Ddl Bongiorno. L'europarlamentare Ilaria Salis, che ha partecipato al corteo di Avs, ha dichiarato: "La remigrazione è una pratica, è un'idea neofascista e quindi deve essere osteggiata. Ci dobbiamo opporre a questo scempio, ci dobbiamo opporre a questa barbarie". A Salvini che ha detto che impedire il raduno dei patrioti è da fascisti, Salis ha risposto che "il fascista è lui". E sulla data a ridosso del 25 Aprile: "Io credo che manifestazioni come queste non dovrebbero avere la legittimità di esistere in nessun giorno dell'anno".

Mentre a Roma al corteo degli anarchici è rimasto ferito un funzionario di polizia, colpito dal lancio di una bottiglia di vetro da parte dei manifestanti. Il poliziotto ha riportato una ferita vistosa alla testa ed è stato medicato.

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