Le Regioni: "Lezioni online per le superiori". Ma la Azzolina: "Non se ne parla"

I governatori vorrebbero tornare alla didattica a distanza per alleggerire i mezzi pubblici. Il ministro dell'Istruzione alza il muro e dice no, ma intanto Conte riflette sulla questione

Le Regioni: "Lezioni online per le superiori". Ma la Azzolina: "Non se ne parla"

Far tornare i ragazzi delle scuole superiori a seguire le lezioni da remoto al fine di diminuire il carico a bordo dei mezzi di trasporto. Questa la proposta avanza dalle Regioni nel corso della cabina di regia con il governo sulle misure da inserire nel prossimo Dpcm contro la diffusione del Coronavirus. A esplicitare l'intenzione di alcuni governatori è stato Giovanni Toti: alla luce dell'aumento dei contagi e dell'affollamento dei mezzi pubblici, è stato suggerito all'esecutivo di trasformare in didattica a distanza alcune delle classi superiori visto che i ragazzi possono stare a casa da soli senza incidere sulle esigenze familiari. "Sarebbe abbastanza coerente pensare anche ai mezzi pubblici, siccome ancora oggi un piano di incremento vero e proprio degli stessi da parte del governo non è stato predisposto", ha spiegato il presidente della Liguria.

"Non se ne parla", è il virgolettato attribuito da La Repubblica a Lucia Azzolina. La linea del ministro dell'Istruzione è stata chiara da sempre: la priorità resta la scuola in presenza, da considerarsi unica e insostituibile. Non a caso da parte sua è arrivato un secco no. Anche perché ritiene che i focolai legati alla scuola siano contenuti, che i protocolli stiano funzionando e che le cause dei contagi tra gli studenti andrebbero trovate spesso nei contesti esterni. Convinta inoltre che genitori e studenti intendano frequentare in presenza, così come promesso per mesi dai giallorossi. Ma intanto il premier Conte non ha chiuso categoricamente a questo scenario e starebbe riflettendo in merito: per il momento il governo si è limitato a prendere atto del progetto, rinviando la valutazione e dedicendo di non inserire questa soluzione nel nuovo Dpcm che sostituisce quello in scadenza il 15 ottobre.

Le Regioni insistono

La situazione però si fa sempre più tesa e la questione potrebbe presentarsi nuovamente nelle prossime ore: i governatori premono per una soluzione rapida sui trasporti locali, ormai da un mese sotto pressione a causa del ritorno fisico a scuola. L'auspicio sarebbe quello di una riduzione della capienza al 50%, ma ciò sarebbe possibile solo tramite il ritorno alle lezioni online. Il braccio di ferro potrebbe non essere finito. Anzi, sembra destinato a farsi sempre più intenso. Le Regioni infatti non sarebbero intenzionate a mollare e perciò potrebbero risollevare il caso già domani, mercoledì 14 ottobre, in occasione della riunione organizzata con il ministro dei Trasporti Paola De Micheli.

La partita tra governatori e Stato resta aperta: ormai il ripristino della didattica a distanza è sul tavolo e non verrà di certo fatto fuori con estrema facilità. Infatti Luca Zaia non sembra piegare la testa al rifiuto del governo: "Se tagliate ancora i posti del trasporto pubblico non resta che lasciare a casa gli studenti più grandi". Sta di fatto che Conte nei prossimi giorni si troverà di fronte all'ennesimo bivio: mezzi pubblici meno affollati per tutti rinchiudendo di nuovo 2 milioni e mezzo di ragazzi in casa oppure trasporti ingolfati con l'alto rischio di contagio?

"Azzolina si assuma le responsabilità"

In mattinata è arrivata la chiara presa di posizione della Azzolina, che ha praticamente confermato le indiscrezioni sulla sua linea contraria. "I ragazzi sono felici di essere tornati a scuola. E ci devono rimanere. Anche per quelli più grandi la didattica in presenza è fondamentale perché garantisce formazione ma anche socialità, che altrimenti i giovani andrebbero a cercare altrove", ha dichiarato all'Ansa. La titolare del dicastero di Viale Trastevere ha sottolineato che i numeri e le analisi dell'Istituto superiore di sanità rivelano che "i contagi non avvengono dentro le scuole"; pertanto a suo giudizio sarebbe opportuno orientare l'attenzione "fuori, alle attività extrascolastiche".

Durissima la presa di posizione di Forza Italia, che nelle persone di Giuseppe Moles, Alessandra Gallone, Roberta Toffanin e Andrea Cangini ha sottolineato come la situazione delle scuole sia ancora gravissima dopo un mese della ripresa delle lezioni: "All'assenza dei banchi monoposto, alla carenza endemica di personale, alla decisione di avviare un concorsone in un periodo di emergenza pandemica, con i rischi assurdi che ne potranno derivare per la salute dei partecipanti e degli organizzatori, si aggiungono le decine di segnalazioni giornaliere che giungono dal territorio". I senatori azzurri hanno chiesto alla Azzolina di assumersi le proprie responsabilità, magari mediante un'urgente verifica di tutte le scuole che si trovano in condizioni di precarietà e la presentazione immediata di un elenco dettagliato dei plessi "che ancora devono assicurare quello che è un diritto costituzionale primario e garantito, il diritto allo studio".