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"Report" al lavoro per il No: ora tira in ballo pure la massoneria

Ranucci, che ha partecipato alla kermesse con la Schlein, le prova tutte. Il Sì? Non pervenuto

"Report" al lavoro per il No: ora tira in ballo pure la massoneria
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Dopo il governo che spia i magistrati, ora Report si attacca alla massoneria. E nella prossima puntata si vedranno i due liocorni. Le sta tentando tutte Sigfrido Ranucci pur di dare una mano alle toghe rosse e scongiurare la vittoria del sì al referendum sulla giustizia, che metterà fine al correntismo di sinistra abituato ad esercitare, attraverso un'attività prima para politica e oggi apertamente partitica, il potere di nomina dei vertici della giurisdizione. D'altronde Ranucci, l'11 gennaio scorso, è sceso ufficialmente in campo con il Fronte del no, con un comizio sul palco della kermesse al termine del quale ha sussurrato all'orecchio della segretaria dem Elly Schlein e del leader grillino Giuseppe Conte. Da lì sono iniziate le inchieste per gettare fango sull'operato del governo Meloni in tema di giustizia. C'è stata la fake news di Microsoft Ecm, il software di controllo da remoto spacciato come un Grande Fratello e smentito perfino dalle Procure che hanno approfondito la questione. E dopo il flop, allora tanto vale scomodare la massoneria, che tanto sui social la narrazione di una riforma brutta e cattiva perché "piaceva" a Licio Gelli funziona. Ieri sera, dunque, ecco andare in scena un'inchiesta in salsa nuova P2, con il comizio di Ranucci ammantato da toga rossa, in cui ha elevato a divinità i magistrati e lanciato strali contro Giorgia Meloni, allertando i cittadini sul pericolo che, se ci fosse il premierato, la presidente diventerebbe pure capo del Csm al posto di Sergio Mattarella, portando a compimento "il penultimo tassello di un piano che parte da lontano", dice Ranucci, quel piano eversivo della P2 per neutralizzare la magistratura. Per rafforzare le ragioni del no, Report ha offerto ai telespettatori un viaggio attraverso gli interventi del governo sulla giustizia: dall'abrogazione dell'abuso d'ufficio alla sterilizzazione del traffico di influenze illecite, fino ai limiti alle intercettazioni a 45 giorni, salvo per mafia e terrorismo. E poi ha sfoderato i testimoniali del no: Nicola Gratteri, Nino di Matteo e Clemente Mastella. "Secondo il magistrato Antonino Di Matteo è in atto il tentativo di rendere l'esecutivo più forte di ogni altro potere dello Stato", sottolinea Ranucci. Per quanto riguarda le ragioni del sì, sulla tv pubblica pagata da tutti gli italiani, ieri non pervenute. Ma sicuramente Report le manderà in onda con i due liocorni. Intanto quella che Ranucci non è riuscito a trattenere è l'ossessione "per la galassia Angelucci", l'ennesimo attacco ai giornali del deputato della Lega. Ha il dente avvelenato, Sigfrido, perché Il Giornale ha rimarcato la sua "discesa in campo" con le toghe. E il fatto che la notizia sia stata ripresa da Esperia ha convinto il conduttore a presumere che ci sia un collegamento occulto con la piattaforma social vicina a Fdi.

Anche questa grondante massoneria, perché la società sarebbe schermata dalla fiduciaria di Milano Fiditalia, del cui Cda è presidente l'avvocato Matteo Cassa, ex Maestro Venerabile della loggia massonica Avalon, costola del Grande Oriente d'Italia.

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