La campagna elettorale per il referendum sulla separazione delle carriere divide anche gli ex direttori del quotidiano La Repubblica. C'è chi invoca la segretezza del voto, chi non rinnega l'anima garantista e chi invece si allinea al Pd schierandosi per il No. Quello sulla giustizia è un voto che provoca scossoni anche tra le firme del principale quotidiano di riferimento della sinistra. Il punto di partenza è il fondatore. Come avrebbe votato Eugenio Scalfari? Per carità.
Nessuno di noi sarebbe all'altezza di interpretare l'intenzione del direttore Scalfari. Sappiamo solo che nel 1968 da parlamentare del partito socialista di Pietro Nenni utilizzò quello strumento ultragarantista dell'immunità parlamentare per evitare un processo.
Il Giornale ha contattato Ezio Mauro, direttore di Repubblica durante l'epopea berlusconiana, dal 1996 al 2016, che gentilmente accetta di rispondere alla nostra domanda: "Voto no". Chiaro e netto. Nessuna fuga. Mauro ci mette la faccia. Mario Calabresi, dopo vari tentativi tra chiamate e messaggi, ha ritenuto di non chiarire il proprio voto. Il cuore dice Sì. La mente no. L'ex direttore di Repubblica è tra i papabili del Pd per la candidatura a sindaco di Milano. Un suo endorsement per il Sì gli sbarrerebbe la strada. E soprattutto gli chiuderebbe le porte del Nazareno.
Carlo Verdelli, alla guida di Repubblica per 14 mesi, si schiera per il No. Un suo tweet è emblematico: "Al referendum di marzo non voteremo per la riforma della Giustizia ma per quella della magistratura. Per i cittadini non cambierà niente. Ma cambierà tanto per i rapporti tra i poteri dello Stato". Qualche dubbio sulla tentazione di schierarsi per il Sì è lecito averlo su Maurizio Molinari, l'ultimo ex direttore di Repubblica. Il Giornale ha contattato Molinari che con grande cordialità ci risponde: "Il voto è segreto". Delusione! Si appella alla legge. Nessuna risposta. Molinari ha posizioni molto moderate e riformiste. Il direttore in carica di Repubblica Mario Orfeo non si appella alla segretezza del voto. E con grande simpatia ci risponde: "Voterò No".
Nella sua squadra però Orfeo rischia di avere due firme di peso per il Sì. Sono indiscrezioni che il Giornale ha raccolto. Per il Sì alla separazione delle carriere sarebbero orientati Stefano Folli e Francesco Merlo. Due firme di peso che spostano lettori. È scattato l'allarme a Repubblica.